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21 maggio 2026

SCRITTORI IN EVIDENZA : FLeur DuMar

 

Buongiorno Reader,
eccoci  alla nostra rubrica settimanale dove intervistiamo i nostri autori italiani.
Oggi è la volta di Fleur Dumar..
Dietri lo pseudonimo dell'autrice si cela una voce riservata ma profondamente intensa, capace di osservare il mondo con lucidità emotiva e trasformarlo in narrazione. 

Scrittrice versatile e inguaribile romantica, affronta l’amore non come un rifugio sicuro, ma come un territorio complesso, a volte ruvido, spesso doloroso, sempre autentico.

La sua scrittura attraversa più generi: romance contemporaneo, romance storico e romantasy,

includendo sia FM che MM.


Al centro delle sue storie c’è una missione chiara: spingere il lettore fuori dalla comfort zone e dare voce a chi si sente fuori posto, incompleto o incompreso.

Per lei, l’accettazione non è un tema accessorio: è il punto d’arrivo.

Le storie di questa Autrice non cercano mai la perfezione, ma la verità emotiva. 

I suoi romanzi sono popolati da personaggi complessi, spesso segnati da traumi, identità frammentate e ferite invisibili che influenzano ogni scelta.

Nel suo ultimo lavoro, ambientato tra i monti Appalachi, il lettore viene trascinato in una natura ostile e silenziosa, dove nulla è davvero semplice o lineare.

Sam Done e Magda incarnano due mondi spezzati:

un uomo accusato di crimini oscuri e una donna senza memoria che sopravvive seguendo i lupi.

Il confine tra vittima e colpevole, verità e percezione, si dissolve lentamente sotto il peso dell’inverno e delle emozioni non dette.

⚠️ L’opera contiene scene forti e temi disturbanti, pensati per un pubblico maturo e consapevole.

 


Ma passiamo adesso alla sua intervista :

1.Scrivi sotto pseudonimo e ti definisci un'osservatrice riservata: cosa ti ha spinta a proteggere la tua identità e allo stesso tempo, a raccontare storie cosi esposte emotivamente? 

 

Fleur: Ho scelto di scrivere sotto pseudonimo per tutelare i miei familiari. Anche se non sono

un’autrice famosa, ho scelto di trattare temi delicati, di raccontare personaggi moralmente grigi e

questo mi espone inevitabilmente a critiche. Non trovo giusto che le persone che mi sono accanto

debbano subire gli effetti di qualcosa di cui non sono responsabili.

 

2. Nei tuoi libri l’amore non è mai una zona sicura: è ruvido, scomodo, a volte persino violento. Per te l’amore cura davvero o è solo l’unico modo onesto che abbiamo per non fuggire da ciò che fa male?

 

Fleur: Non credo nell’amore come premio o cura, ma sono convinta che l’amore ci aiuti a ritrovare

un equilibrio perduto e ci permetta di accettare ciò che siamo, con i nostri difetti, le piccole

meschinità, le ferite che la vita ci ha inferto.

 


3. Sam e Magda partono da un odio reciproco verso il genere opposto. Quanto c’è di sociale, quanto di trauma e quanto di scelta consapevole in questo rifiuto dell’altro?

 

Fleur: La storia di Sam e Magda è la storia di due persone che hanno ferite fisiche e psicologiche

profonde. Entrambi sono stati traditi dall’altro sesso; sono animali che cercano di sopravvivere.

All’inizio si vedono come nemici, poi capiranno di avere in comune più di quanto immaginano.

 

4. La memoria spezzata di Magda e il passato “marchiato” di Sam parlano entrambi di identità negate. Scrivere di personaggi così feriti è stato più un atto di empatia o di denuncia?

 

Fleur:Credo un po’ di entrambe. Le mie storie partono sempre da vicende realmente accadute che

scelgo di romanzare. Non è una novità che la vita nelle carceri, americane in particolare, non sia

piacevole. Così come non è una novità che l’opinione pubblica spesso condanni prima dei giudici

una persona (e talvolta finisca anche per condizionare l’esito del processo). Al tempo stesso volevo

far vivere al lettore l’esperienza di entrare nella mente di un personaggio molto diverso da loro e

costringerlo a guardare il mondo dal punto di vista “dei cattivi”.

 


5. Hai scelto un’ambientazione aspra come i monti Appalachi e un inverno che non fa sconti. Quanto la natura, nei tuoi romanzi, diventa un giudice morale più onesto degli esseri umani?

 

Fleur: Nei miei romanzi l’ambientazione è un personaggio, ha un ruolo importante ai fini della

storia. Non è un giudice morale, ma racconta chi siamo davvero. Per vivere in un luogo aspro e in

completo isolamento, devi essere una persona temprata a situazioni estreme… forse perché ne hai

vissute di peggiori.

 

6. Il libro contiene scene forti e disturbanti: come trovi il confine tra raccontare il trauma in modo autentico e il rischio di ferire chi legge?

 

Fleur:Credo che tutto stia nel modo in cui racconti certe scene. I protagonisti di Animal sono due

individui feriti dalla vita e con grandi traumi che non hanno superato. Non potevo renderli diversi

da ciò che sono. Tuttavia ho fatto il possibile per essere rispettosa. Per quanto siano presenti

scene crude, ho cercato di renderle con un linguaggio a tratti poetico. I trigger warning,

comunque, servono ad avvertire i lettori più sensibili.

 


7. Dici che la tua missione è sfidare la comfort zone del lettore. C’è stata una scena o una scelta narrativa che ha messo in crisi prima di tutto te?

 

Fleur: Mi capita spesso di dover prendere fiato tra la stesura di una scena e l’altra. Di recente ho

avuto serie difficoltà con un capitolo del Dark Romantasy a cui sto lavorando e che spero vedrà la

luce l’anno prossimo. Anche con Animal sono andata in crisi con una scena in particolare. Mi ero

documentata, ma immergerti nelle emozioni violente dei personaggi ti lascia comunque un segno.

Non è facile immedesimarti negli altri, soprattutto se sono molto diversi da te. Al tempo stesso

credo che sia un esercizio che favorisce l’empatia e il rispetto, e mai come oggi ne abbiamo tutti

un disperato bisogno.

 


8. Se l’accettazione è l’unica via per la pace, come scrivi, cosa speri che resti al lettore una volta chiuso il libro: comprensione, rabbia, o il coraggio di guardarsi senza filtri?

 

Fleur: In prima battuta, spero che il lettore comprenda i protagonisti e finisca per voler loro del

bene, anche se non sono perfetti. Mi auguro anche che, aver vissuto per un po’ con persone così

difficili, ci aiuti ad accettarci di più. Viviamo in una società che pretende la perfezione, che ci fa

sentire spesso inadeguati, ma l’essere umano non è perfetto. L’unico modo per vivere in pace con

noi stessi e con gli altri è comprendere e rispettare l’altro.

 

 

Questa intervista ci accompagna dentro una scrittura che non si limita a raccontare, ma che provoca, interroga e lascia segni.

Ringraziamo l’autrice per la disponibilità, per la profondità delle sue parole e per il coraggio di dare forma a storie che non cercano di essere comode, ma vere.

Grazie anche a chi leggerà e si lascerà attraversare da queste emozioni.

 

 Eccomi Readers, se siete arrivati fin qui, siete ufficialmente complici: ci vediamo tra le pagine, con il cuore un po’ più incasinato. Leggete forte, sentite troppo, e non chiedete mai scusa per le emozioni che un libro vi scatena. 

 

 

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