Quando la storia incontra l'emozione
Dietro lo pseudonimo Marilyn Carbell si cela una studiosa e ricercatrice italiana con una profonda passione per arte, storia, giardini e architettura. Un profilo che unisce rigore accademico e sensibilità narrativa, trasformando la conoscenza in racconto.
Nei suoi romanzi, la storia non è mai semplice ambientazione, ma diventa un organismo vivo che respira insieme ai personaggi.
📖 Opere pubblicate:
- “L’amica di famiglia. Storia di un amore” (2023)
- “La musica e il silenzio. Storia di un sogno” (2025)
Nel primo romanzo, ambientato tra ville e dimore nobiliari del XVIII secolo, l’autrice esplora un amore che sfida le convenzioni sociali e il concetto stesso di tempo. Il Settecento, con le sue rigide
strutture sociali e i suoi codici non scritti, diventa il terreno perfetto per mettere in discussione ciò che è “accettabile”.
Nel secondo, ambientato nell’Inghilterra dell’inizio Ottocento, il contesto storico si intreccia con il tema della perdita e della rinascita. Un periodo segnato da cambiamenti culturali e sociali, dove la sensibilità romantica si fonde con nuove visioni dell’individuo e delle sue fragilità.
In entrambe le opere, arte, musica e paesaggio non sono sfondo, ma strumenti emotivi che guidano i personaggi nelle loro scelte più profonde.
✨ Ma passiamo ora all'intervista fatta a Marilyn
1- Usi uno pseudonimo pur essendo una studiosa e ricercatrice: quanto è una scelta di protezione e quanto, invece, una dichiarazione di libertà creativa? Cosa ti permette di dire Marilyn Carbell che la persona reale forse non oserebbe?
Marylin: Per quanto mi riguarda, lo pseudonimo non ha uno scopo di protezione dato che, per i contenuti dei miei romanzi, potrei tranquillamente sottoscrivere tutto ciò che firma Marilyn Carbell. La decisione di utilizzarlo, in realtà, nel mio caso è dettata proprio dalla mia attività di ricercatrice e dall'esigenza di tenere nettamente e chiaramente distinte le produzioni scientifiche derivanti dal mio lavoro (articoli e contributi che vengono pubblicati con il mio vero nome) dalle produzioni letterarie che scaturiscono dalla mia fantasia (i romanzi e i racconti che compaiono con il nome di Marilyn Carbell).
2-Nei tuoi romanzi l’amore sfida il tempo, l’età, la
malattia e le convenzioni sociali. Secondo te oggi siamo davvero pronti
a storie che non rassicurano ma mettono a disagio, o il pubblico chiede ancora
finali “comodi”?
Marylin: Credo che la platea dei lettori sia estremamente variegata. Ci sono quelli che cercano rassicurazioni in trame ripetitive e piuttosto prevedibili e quelli che prediligono rimanere sorpresi da storie meno scontate e che li possano condurre a riflettere su diverse tematiche. Io, con il tempo, sono diventata una lettrice di questo secondo tipo e, da autrice, desidero proprio sfidare la curiosità e le emozioni di chi non ha paura di confrontarsi con racconti che descrivono la vita e i sentimenti nei loro vari aspetti.
3-In L’amica di famiglia ribalti un tabù potente: un uomo giovane innamorato di una donna matura. Hai scritto questa storia più per raccontare un amore o per smascherare i pregiudizi che ancora resistono, anche nella narrativa storica?
Marylin: Le convenzioni sociali hanno sempre avuto un loro peso. E questo anche in un periodo come il Settecento de L'amica di famiglia, un'epoca storicamente caratterizzata da un modo di pensare abbastanza disinibito (molto più di quanto generalmente si pensi). Questo romanzo, in ogni modo, è nato proprio dal desiderio di raccontare un sentimento d'amore piuttosto insolito, ma non per questo meno profondo. È una vicenda intima, una storia d'amore e di amicizia che si alimenta di ricordi, di speranze, di illusioni e che fa i conti con l'inesorabile trascorrere del tempo.
4-La contessa Caroline è un personaggio affascinante e ambiguo. Quanto è consapevole del potere che esercita sugli altri e quanto, invece, è prigioniera del ruolo che le è stato cucito addosso dalla società?
Marylin: La contessa Caroline è consapevole del suo involontario potere sugli altri. Nel romanzo non si lascia scoprire molto, ma comprende sicuramente più di quanto non sia disposta a dimostrare. È una donna tranquilla perché è appagata. E questo proprio per il fatto di aver avuto la possibilità di scegliere liberamente chi amare.
5-In La musica e il silenzio la protagonista perde l’udito, ma non la musica. Scrivere di una donna che immagina ciò che non può più sentire è stato un atto di empatia o una sfida tecnica come autrice?
Marylin: La storia di La musica e il silenzio mi è stata ispirata dall'ammirazione che ho sempre provato nei confronti di persone, principalmente giovani, che sono riuscite a trasformare ciò che per loro poteva costituire uno svantaggio, in un personale punto di
forza. L'idea della musicista che perde l'udito, in particolare, mi è sorta dal ricordo che avevo dalla vicenda umana del compositore tedesco Ludwig van Beethoven. E poi si è sviluppata grazia alla lettura di articoli interessanti sul rapporto che persone con disabilità uditive possono avere nei confronti della musica. Confesso che solo scrivendo mi sono resa conto di quanto fosse difficile descrivere un personaggio complesso come la protagonista di questo romanzo, così come narrare l’arduo percorso di crescita e di emancipazione che decide di intraprendere. Spero però di essere riuscita a rendere l’idea della sua forza, soprattutto in un’epoca in cui il concetto di inclusione non era ancora emerso.
6-I tuoi personaggi femminili non aspettano di essere salvati: prendono decisioni, sbagliano, pagano il prezzo. È una scelta narrativa consapevole o è semplicemente impossibile, per te, raccontare donne passive?
Marylin: Penso che si possa definire una questione di gusto personale: credo nella forza delle donne e mi piacciono quelle che, pur nelle difficoltà, riescono a farsi avanti con dolcezza e determinazione.
7-Arte, storia, architettura e giardini non sono solo sfondo nei tuoi romanzi: quanto contano nella costruzione emotiva delle storie e quanto parlano di te, del tuo modo di guardare il mondo?
Marylin: Direi che sono passioni fondamentali che in un certo senso mi definiscono, anche come autrice. Infatti, tra i primi libri che ho aperto da bambina ci sono stati i volumi di una meravigliosa enciclopedia di storia dell'arte. Cosa ci poteva essere di meglio, per una piccola amante dei libri che non sapeva ancora leggere, di quei fascicoli così stupendamente illustrati? Quegli splendidi dipinti hanno rappresentato per me una fonte di infinite suggestioni, costituendo il punto di partenza per molte delle storie e dei racconti che nel corso della mia vita mi sono divertita a immaginare e talvolta a scrivere. Non è quindi un caso che l'ispirazione per L'amica di famiglia sia nata ammirando per l'ennesima volta il bellissimo dipinto noto come “The Morning Walk” del pittore inglese Thomas Gainsborough. Come autrice di romanzi storici mi diverto molto a ricercare nei ritratti dei periodi nei quali ambiento le mie vicende le fisionomie dei personaggi che vivono nei miei libri. Riuscire a immaginarli così bene grazie a dei quadri, li rende per me ancora più veri. Lo studio approfondito di alcuni momenti storici mi conduce, poi, quasi a visualizzare i dettagli della vita in altre epoche. E i giardini, nei miei romanzi, sono luoghi sempre presenti.
8-Guardando i tuoi
due romanzi come tappe di un unico percorso, ti chiedo senza filtri: oggi Marilyn Carbell scrive ancora per raccontare
sogni o per dimostrare che, anche quando tutto sembra perduto, scegliere se
stessi è l’atto più rivoluzionario di tutti?
Marylin: Sono sincera: scrivo principalmente per raccontare storie. Se poi queste storie riescono a suscitare nei lettori pensieri e sentimenti positivi nei confronti di sé stessi, posso solo esserne felice.
Ringraziamo Marilyn per la sua disponibilità e per aver condiviso con noi il suo mondo narrativo, fatto di emozioni, ricerca e storie che attraversano il tempo senza perdere intensità.
Eccomi Readers, se siete arrivati fin qui, siete ufficialmente complici: ci vediamo tra le pagine, con il cuore un po’ più incasinato. Leggete forte, sentite troppo, e non chiedete mai scusa per le emozioni che un libro vi scatena.

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