Quando la scrittura nasce dai ricordi e attraversa la realtà.
Buongiorno Reader oggi vi porto nella vita di Adele Porzia..
Ci sono autori che raccontano storie.
E poi ci sono autori che riescono a trasformare esperienze, fragilità e memoria in qualcosa che resta davvero dentro a chi legge. Adele appartiene alla seconda categoria.
Nata a Bitonto nel 1994, Adele cresce con una forte formazione classica che la accompagna fino agli studi universitari in Lettere Classiche, Filologia Classica e Scienze dello Spettacolo. Ma la sua storia con la scrittura inizia ancora prima: a soli 17 anni comprende che scrivere non è soltanto una
passione, ma qualcosa che avrebbe fatto parte della sua vita.
Nel tempo costruisce un percorso intenso e sfaccettato. Diventa Giornalista Pubblicista nel 2020 e conclude il Master in Critica Giornalistica presso l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico nel 2023. Vive tra Torino e Roma, lavora come insegnante di Lettere presso la Casa Circondariale di Ivrea e continua a muoversi tra giornalismo, cultura e scrittura.
Attualmente è vicedirettrice presso Primopiano.info di Bitonto e collabora con Classicult.it e Nerdream.it.
Quello che colpisce della sua scrittura è la capacità di mescolare profondità e leggerezza. Nei suoi lavori convivono il teatro classico, i viaggi, l’autobiografia e l’analisi emotiva dei rapporti umani.
Nel testo teatrale Non è la fine del mondo, Adele racconta Aldo, uno scrittore che decide di chiudersi al mondo per paura di soffrire ancora. Una storia che parla di seconde possibilità, destino e vulnerabilità, con richiami a Shakespeare, Menandro e Cyrano de Bergerac.
Con Ricordi di viaggio cambia completamente atmosfera e ci porta dentro un memoriale intimo e ironico, fatto di città, incontri, librerie, musei e disavventure. Non è solo un libro di viaggio, ma un modo per raccontare la solitudine con delicatezza e autenticità.
In Antigone, invece, riprende una delle figure più forti della tragedia greca, rileggendola attraverso una sensibilità moderna senza perdere la potenza del testo originale.
Infine arriva La svolta, un breve testo autobiografico che racconta il momento in cui tutto è iniziato: un’estate passata a casa della nonna, un debito in filosofia e un libro trovato quasi per caso in una libreria di famiglia. Un episodio semplice che si trasforma nel punto di partenza della sua identità di scrittrice.
✨ Ma passiamo all'intervista ad Adele:
1-Hai capito di voler scrivere a 17 anni, ma la vera “svolta” arriva prima ancora, tra i libri di tua nonna. Se oggi potessi parlare a quella Adele adolescente, cosa le diresti di non avere paura di perdere lungo la strada?
Adele: Credo che la mia versione adolescente è di una tenacità incredibile credo di essere così ferocemente legata a questo sogno proprio grazie a lei. Non so cosa le direi. Forse di continuare così, di mettercela tutta. Le
paure sono passeggere. I sogni perdurano e non puoi fare niente per fermarli. E meno male!
2-Sei passata dal liceo classico al carcere di Ivrea, dai miti greci alla realtà più dura. In che modo insegnare lettere in un luogo così fragile ha cambiato il tuo modo di scrivere e di guardare l’essere umano?
Adele: Mi ha confermato che chiunque può cambiare e che chiunque haun desiderio inesplicabile e irresistibile di imparare. Ma davvero, eh. E questo mi ha profondamente commossa. Ci sono dei detenuti cui penso
spesso anche adesso e ho scritto anche dei racconti mentre insegnavo in carcere. Quelle storie e quell’ambiente erano sempre presenti. Però, il più grande insegnamento l’ho avuto io: che insegnare non era il mio mestiere.
Mi trovo più a mio agio con i giochi di parole!
3-In Non è la fine del mondo racconti un uomo che si chiude per non soffrire. Secondo te oggi abbiamo più paura di amare o di fallire nell’amore?
Adele: Abbiamo una paura matta di entrambe le cose, ma ancora di più di fallire. Io ne so qualcosa. Ho perso molte occasioni, secondo me. Ma sono felice di tutte quelle che ho colto, ignorando la paura di fallire, di
non essere ricambiata. Amare è bellissimo in ogni caso, anche se non va come desideri. E sono convinta che leggere renda molto più coraggiosi. E l’alcool! Non sentite i medici. Un bicchiere al giorno e vi dichiarate a tutto il mondo.
4-Il tuo teatro dialoga apertamente con Shakespeare, Menandro e Cyrano de Bergerac. Quando riscrivi o omaggi i classici, senti più il peso della tradizione o la libertà di poterli contraddire?
Adele: Una grande libertà. Non so se di contraddirli, perché non sono nessuno, ma sento la grande libertà di giocarci, di farli dialogare. Senza quei testi, che mi aiutano a capirmi quando non mi capisco neanch’io, non so che sarei. Specie senza Cyrano de Bergerac, che è il mio modello di vita, quello che vorrei essere: coraggiosa, spregiudicata, senza paure.
Per ora sono sulla buona strada. Ho lo stesso naso di Cyrano.
5-Hai riscritto Antigone, una figura che non chiede permesso a nessuno. Cosa ti affascina di più di lei: la ribellione, il senso di giustizia o il prezzo che paga per restare fedele a se stessa?
Adele: Il fatto che sia una ribelle. Non le sta bene come vanno le cose. Nella riscrittura ho enfatizzato molto questo suo lato. Il pensiero che è dalla propria diversità che parte il cambiamento. Però, l’ho resa meno sicura, più incerta dell’Antigone originaria. Il dubbio e la sua umanità mi commuovono di più, perché chiunque può rivedersi in lei.
6-In Ricordi di viaggio trasformi la solitudine in qualcosa di narrabile e persino leggero. Scrivere per te è più un modo per capire il mondo o per non sentirti sola dentro di esso?
Adele: Sicuramente è un modo per sentirmi meno sola, ma non solo questo. È più un modo per dialogare con me stessa e volermi bene. Non credo che a voce io riesca a far capire agli altri come sono davvero. Ma se qualcuno prende Ricordi di viaggio e va al capitolo su Roma o a quello su Torino, mi trova nella mia interezza. Ho scritto delle cose che non avrei
mai detto, perché per me scrivere è scavare dentro di me. Non c’è però vanagloria o egocentrismo. È solo un modo per conoscermi e capirmi meglio.
7-Sei giornalista, critica, autrice e vicedirettrice di una testata. Come convivono in te la precisione del giornalismo e la libertà, a volte caotica, della scrittura creativa?
Adele: Sono una giornalista atipica. Le 5 W del giornalismo le imbastisco di letteratura. Non riesco a tradire ciò che sono. È il mio grande difetto. Quindi, quando scrivo un articolo, è come se scrivessi un racconto. Però,
ahimè, è tutto vero. Nessuna finzione. Nei racconti posso osare e oso, ma quando parlo di me, per esempio, sono davvero sincera.
8-Dici chiaramente che nella vita non esiste una sola svolta. Se dovessi intitolare la prossima, che ancora non conosci, come la chiameresti oggi?
Adele: Il salto. Perché ora è tutto ignoto, sconosciuto. Ora bisogna solo buttarsi nelle cose. Fare un salto nel vuoto, sperando di beccare una casa editrice che dà l’anticipo, così la smetto di fare ripetizioni di latino e greco!
Ringrazio di cuore Adele Porzia per aver partecipato a questo spazio dedicato agli autori e per aver condiviso una parte del suo percorso con noi 💛
E grazie anche a voi lettori, che continuate a seguire, leggere e sostenere queste interviste.
Perchè dietro ogni libro c'è sempre una voce che merita di essere ascoltata e vissuta.
.jpg)
.jpeg)

.jpeg)
.jpg)
.jpeg)

.jpeg)

Nessun commento:
Posta un commento
Benvenuto/a nella mia vita ... lascia un commento, un giudizio e anche un opinione negativa se vi è... migliorarmi è il mio obbiettivo ^_^
Sarò felicissima di risponderti Ti aspetto!!!! e Grazie per aver fatto parte della mia Vita