12 febbraio 2026

SCRITTORI IN EVIDENZA : Muriel Conrad

  Alla scoperta di Muriel Conrad: quando le emozioni diventano storia 

Ci sono autrici che raccontano storie, e poi ci sono autrici che raccontano sentimenti.

Muriel Conrad appartiene decisamente alla seconda categoria.

Scrive romance contemporanei dove il cuore viene prima di tutto: relazioni imperfette, persone che sbagliano, che si feriscono e poi provano a ricostruirsi. Nelle sue storie non esistono emozioni “comode”, ma solo quelle vere — quelle che restano addosso anche dopo l’ultima pagina.

Amante dei gatti dispettosi, delle giornate di pioggia e dei momenti lenti passati con un libro e una tazza di tè ☕, Muriel porta nella scrittura la stessa atmosfera: intima, accogliente, ma capace di

colpire in profondità.


Fin da bambina inventava storie con le Barbie; oggi lo fa attraverso personaggi che crescono insieme al lettore.

Il suo romanzo d’esordio, Dance One More Time, pubblicato nella collana Dark Love, unisce amore e arte sullo sfondo di Milano e dei suoi teatri nascosti.

Tra fotografia e danza, passato e presente, la storia racconta quanto sia difficile dimenticare… e quanto sia inevitabile sentire ancora.

 

Ma passiamo alla sua intervista:

 

1. Quando hai iniziato a scrivere, usavi le Barbie per inventare storie: quanto di quell’immaginazione infantile è rimasto nel tuo modo di creare personaggi oggi?

Muriel:  È rimasto moltissimo. Quando inventavo storie con le Barbie non c’erano regole, solo  emozioni forti e personaggi che vivevano tutto “al massimo”. Oggi ho più strumenti tecnici, ma quella libertà è la stessa: entro nella testa dei miei personaggi e li lascio sbagliare, innamorarsi, soffrire. In fondo, scrivere romance è ancora un modo per giocare… solo con sentimenti più complessi.

 


2. Dance One More Time unisce amore e arte in modo molto intenso. Quanto della tua esperienza personale con la passione per l’arte o la musica ha influenzato questa storia?

Muriel:  L’arte e la musica per me sono linguaggi emotivi potentissimi. Non racconto la mia vita nei romanzi, ma attingo a sensazioni che conosco bene: l’ossessione per la bellezza, la disciplina che sta dietro ogni passione, il bisogno di esprimersi. Per anni, come Diego, ho inseguito lo “scatto perfetto” e la sua reflex analogica Konica è la stessa con cui è nata la mia passione per la fotografia. In Dance One More Time l’arte non è uno sfondo, ma una necessità vitale per i personaggi, esattamente come lo è per me.

 

3. Diego e Sofia portano con sé ferite profonde e un passato difficile. Come costruisci i tuoi personaggi per far sì che le loro emozioni siano così reali e tangibili per i lettori?

Muriel:  Parto sempre dalle ferite, non dai pregi. Mi chiedo cosa li abbia spezzati e cosa temano di più, solo dopo costruisco il resto. Credo che i lettori si riconoscano non nella perfezione, ma nelle crepe: nei silenzi, nelle scelte sbagliate, nei momenti in cui l’amore fa paura invece di salvare.

 


4. Ami i gatti dispettosi e le giornate di pioggia con un libro e una tazza di tè: quanto di te stessa riesci a trasmettere nelle piccole abitudini dei tuoi personaggi?

Muriel: Moltissimo, soprattutto nei dettagli quotidiani. Le piccole abitudini sono il modo più sincero che ho per entrare in relazione con i miei personaggi. Sofia, ad esempio, ama le brioche alla crema di pistacchio e un cappuccino bello cremoso, proprio come me.

Nei flashback degli anni ’90 ho inserito gesti e rituali che mi appartengono: le uscite al cinema Odeon con i compagni di scuola, quando il centro di Milano era un punto di ritrovo, o Mtv sempre accesa in sottofondo mentre facevo i compiti. Sono frammenti di vita che credo rendano i personaggi più veri, perché nascono da ricordi autentici.

 

5. Colleen Hoover è una tua fonte d’ispirazione. Ci sono elementi del suo stile, prima della svolta suspense, che ti hanno aiutata a trovare la tua voce nel romance contemporaneo?

Muriel:  Sicuramente l’intensità emotiva e il coraggio di andare a fondo, senza edulcorare troppo il dolore. Nei suoi primi romanzi ho amato la capacità di rendere l’amore imperfetto ma necessario. Non ho mai voluto imitarla, ma mi ha insegnato che il romance non semplifica i sentimenti: li attraversa fino in fondo.

 

 


6. Milano e i suoi teatri diventano quasi un personaggio del romanzo. Come scegli le ambientazioni dei tuoi libri e che ruolo hanno nell’intensificare la storia d’amore?

Muriel:   Scelgo ambientazioni che rispecchino lo stato emotivo dei personaggi. Milano, con la sua eleganza e le sue ombre, era perfetta per una storia fatta di ambizione, arte e fragilità. I luoghi non sono mai neutri: amplificano i conflitti, proteggono o mettono a nudo l’amore.

 

7. Scrivere romance significa spesso esplorare desideri, rimpianti e riscatti emotivi. Quale parte del processo creativo ti emoziona di più: inventare la storia o scavare nelle emozioni dei personaggi?

Muriel: Scavare nelle emozioni, senza dubbio. La trama è una struttura indispensabile, il sostegno che permette alle emozioni di esistere e di arrivare al lettore. In un romance, così come negli altri generi, una costruzione solida è fondamentale, ma è l’intensità emotiva dei personaggi a fare davvero la differenza. È lì che una storia smette di essere solo letta e inizia a essere sentita.

 


 8. Se dovessi dare un consiglio a chi vuole scrivere un romance contemporaneo che resti nel cuore dei lettori, quale sarebbe il tuo mantra da autrice?

Muriel:  Non scrivere per piacere a tutti, ma per dire qualcosa di vero. Un romance che resta nasce dall’onestà emotiva. Poi bisogna vivere la storia insieme ai protagonisti, passo dopo passo: ascoltare le loro emozioni, lasciarsi guidare da ciò che provano nel decidere cosa fanno, cosa dicono e come si avvicinano—o si allontanano—dall’altro. Quando l’autore sente davvero la storia, il lettore lo percepisce.


 

A Muriel posso solo dire:  

Ogni libro trova i suoi lettori, ma solo alcune storie trovano un posto dentro di loro.

Ecco, ti auguro proprio questo: di continuare a scrivere emozioni prima ancora che pagine, e di incontrare sempre qualcuno disposto a riconoscersi tra le tue righe. Perché quando una storia nasce dal cuore ... prima o poi arriva a un altro cuore.

 

 

Eccomi Readers, se siete arrivati fin qui, siete ufficialmente complici: ci vediamo tra le pagine, con il cuore un po’ più incasinato. Leggete forte, sentite troppo, e non chiedete mai scusa per le emozioni che un libro vi scatena. 

 


 


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