5 marzo 2026

SCRITTORI IN EVIDENZA : Anna Marzocchi Zacra


 

Quando la scrittura smette di essere un rifugio e diventa scelta 

Ci sono autrici che iniziano per gioco.

E poi ci sono quelle che iniziano per necessità.

Anna Marzocchi appartiene alla seconda categoria.

Anna scrive da più di dieci anni. All’inizio lo faceva sotto pseudonimo, sulle piattaforme online, in quello spazio che per molti è stato il primo laboratorio creativo: libero, imperfetto, autentico. Quelle storie acerbe erano il suo rifugio sicuro. Non c’era pressione, non c’era esposizione. Solo parole e bisogno di raccontare.

Negli ultimi tre anni, però, qualcosa è cambiato. Anna ha deciso di affrontare la scrittura in modo


più consapevole. Non più solo istinto, ma intenzione. Ha iniziato a partecipare a concorsi, a mettersi in gioco, a pubblicare in self i suoi primi romanzi. Alcuni suoi racconti sono stati selezionati e inseriti in antologie, tra cui Tutti i nodi dell’amore, Pride Stories, Oscuro come il crimine e Yume Rivista.

Oggi, quando si siede davanti al foglio bianco, lo fa con un’idea chiara: ogni parola deve avere peso. Deve arrivare al lettore nel modo giusto. Deve lasciare qualcosa che resta.

E questa, credetemi, è una consapevolezza che fa la differenza.

Anna ha all'attivo due romanzi : 

Con 5.8 on rewind ci porta a Venezia, tra call notturne, lettere e fusi orari che sembrano muri impossibili da superare. Jung, idol coreano in fuga dalla sua immagine pubblica, cerca anonimato. Cerca di tornare a essere solo un ragazzo. L’incontro con Zita cambia tutto: prospettive, priorità, visione dell’amore. È una storia che parla di identità, distanza e connessioni che sfidano il tempo e lo spazio.

Con Not so ladylike, invece, cambiamo scenario e voliamo in Corea. Iseul lascia Daegu e un destino già scritto per lei. A Seoul trova notti infinite, ciliegi in fiore e la possibilità di scegliere sé stessa. È un romanzo di crescita, ribellione e libertà. Una dichiarazione forte: “Il mio futuro non vi appartiene.” E quante volte avremmo voluto dirlo anche noi?

Nei suoi racconti brevi, Anna dimostra di saper lasciare il segno anche con poche pagine. Non scrive solo per raccontare una storia: scrive per far riflettere, per aprire una crepa, per lasciare una domanda sospesa.

  

Ma passiamo alla sua intervista: 


 1- Hai iniziato a scrivere come rifugio, sotto pseudonimo. Quando hai capito che quel rifugio poteva diventare anche una voce pubblica, pronta a farsi leggere e giudicare?

Anna: Ho capito di essere pronta nel momento in cui mi sono resa conto che non c’è un momento in cui siamo pronti per qualcosa. Gli anni stavano passando e io vivevo sempre nel limbo del “lo farò quando sarò abbastanza brava” o “uscirò allo scoperto quando sarà il momento giusto”.

Il famigerato “momento giusto” non esiste, ad un certo punto ci si deve mettere in gioco e basta.

Ho mandato la bozza del mio primo romanzo alla mia editor scommettendo con me stessa che mi avrebbe detto di no. La settimana dopo abbiamo fatto la prima chiamata per iniziare il lavoro sul testo. Se una sconosciuta ci ha trovato qualcosa di buono, forse un briciolo di talento c’era.

 


 2- Dici che oggi ogni parola deve avere “il giusto peso”. C’è stata una storia, un concorso o una critica che ti ha fatto capire che non stavi più scrivendo solo per te?

Anna:  Credo sia stato l'incipit di un mio racconto a farmi capire che avevo “fatto il passo” e che ero pronta a scrivere per veicolare messaggi importanti e non solo per nutrire il mio ego, mettendo su carta una versione migliorata di me e facendole vivere un sogno dopo l’altro.

Da quel momento ho capito cosa richiedesse davvero la scrittura, tanta disciplina, studio e la capacità di fare un passo indietro, permettendo ai personaggi di parlare senza l’eco dei rimpianti dello scrittore in sottofondo.

 

 

 


 3- In 5.8 on rewind parli di identità, distanza e desiderio di anonimato. Secondo te, oggi è più difficile restare fedeli a sé stessi o concedersi di cambiare?

Anna:  Credo che oggi la sfida più grande sia quella di restare fedeli a sé stessi.

Il bisogno di essere accettati spinge tutti (chi più e chi meno) a soffocare la propria identità per avere l’approvazione da parte del mondo esterno.

I cambiamenti sono importanti ma non devono snaturarci, non possiamo creare un personaggio il cui peso ci rende insopportabile esistere.

 

 

 

 

 


4- Not so ladylike è un romanzo di crescita e ribellione silenziosa. Quanto di Iseul c’è in te e quanto, invece, è la versione di te che avresti voluto essere a vent’anni?

Anna:  .Penso che Iseul sia la versione che mi sarebbe tanto piaciuto essere a vent’anni. Siamo proprio ai poli opposti.

Al tempo stesso ho scavato a fondo nella memoria per mettere nei suoi vent’anni la stessa angoscia esistenziale che permeava i miei. Quel senso di invulnerabile incompletezza penso sia impossibile da rivivere e dato che volevo renderla un personaggio credibile ho cercato di mettere qualcosa di mio in alcuni dei suoi dubbi.

 

5-Molti tuoi racconti finiscono in antologie: come cambia il tuo modo di scrivere quando sai di avere poche pagine per lasciare il segno? Ti senti più libera o più sotto pressione?

Anna: Quando devo scrivere un racconto mi sento molto più libera nel momento della stesura, il messaggio che voglio mandare è quello su cui focalizzo ogni cosa per costruire la storia. Mi diverte molto mettermi davanti alla pagina bianca e lasciare che sia il personaggio a parlare (poi ovviamente sistemo il tutto) ma all’inizio lascio che le parole si sommino le une alle altre da sole, niente limiti, niente trama.

 


6- La tua scrittura vuole “lasciare qualcosa a cui pensare”. Cosa speri resti al lettore quando chiude un tuo libro: una risposta o una domanda?

Anna: Una domanda o tante domande, l’importante è essere riuscita ad instillare anche un piccolo dubbio o riflessione.

Non ho mai avuto la presunzione di avere verità o risposte da impartire a chi mi legge, mi piace il dibattito e il confronto.

Una risposta è spesso una chiusura, la domanda invece lascia spazio per tanto altro e io è quel “altro” che voglio raggiungere.

 7- Sei passata dal mondo delle piattaforme online alla pubblicazione consapevole. Cosa diresti oggi alla Anna che scriveva storie acerbe di notte, solo per sopravvivere emotivamente?

Anna: Le direi che la scrittura ha lo stesso peso emotivo di una maratona, che sarà difficile e che le toglierà tempo per molte cose. Ma (c’è sempre un ma.) le direi anche che ho scoperto di cosa voglio scrivere e che le parole che lei non voleva usare perchè troppo taglienti, adesso sono parte della mia voce autoriale.

In sintesi le direi che abbiamo smesso di farci piccole per gli altri.

 


 8- ack to Me dei The Rose parla di ritorno, identità e cicatrici. Se la tua carriera di scrittrice fosse una canzone, in che punto del brano ti senti adesso: intro, ritornello o bridge prima dell’esplosione finale?

Anna: Credo di essere sul bridge, sento che il passaggio alla prossima canzone è dietro l’angolo e io sono pronta ad accogliere questo cambiamento.

Sono cambiata molto negli ultimi anni e sento di essere ad un passo da un nuovo capitolo. Spero sia un cambiamento in positivo ma sono pronta ad accettare tutto, l’importante è non restare fermi nello stesso punto per sempre.


Quello che mi ha colpito di Anna non è solo il percorso – che già di per sé merita rispetto – ma la sua evoluzione. Da rifugio a responsabilità. Da scrittura istintiva a scrittura consapevole.

In un mondo dove tutti vogliono pubblicare in fretta, lei ha scelto di crescere, di pesare le parole, di costruire passo dopo passo.

E questa è una cosa che si sente.

Grazie, Anna, per aver condiviso la tua storia con me e con chi legge questo blog. Grazie per la fiducia, per la sincerità e per il coraggio di trasformare una passione privata in un progetto concreto.

Continua a scrivere storie che fanno fermare, pensare, respirare.

Noi siamo qui a leggerle. 📖✨

 

Eccomi Readers, se siete arrivati fin qui, siete ufficialmente complici: ci vediamo tra le pagine, con il cuore un po’ più incasinato. Leggete forte, sentite troppo, e non chiedete mai scusa per le emozioni che un libro vi scatena. 

 


 

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