12 marzo 2026

SCRITTORI IN EVIDENZA : Marika Grosso

 

 Quando la scrittura diventa coraggio 

 

Ci sono autori che scrivono storie.

E poi ci sono autori che nelle storie trovano la propria voce. Marika Grosso appartiene proprio a questa seconda categoria.

Quando ho scoperto il suo mondo creativo, mi ha colpito subito una cosa: dietro la sua timidezza si nasconde una grande capacità di raccontare emozioni vere. Quelle che spesso nella vita reale facciamo fatica a dire ad alta voce. Con la scrittura, però, Marika riesce a farle emergere tutte.

In questa intervista vi porto a conoscere meglio l’autrice, la sua storia e il progetto creativo di cui fa parte, perché

dietro ogni libro c’è sempre una persona, e ogni persona ha un percorso unico.


Marika Grosso nasce nel 1989, abbastanza presto da potersi definire con orgoglio una figlia degli anni ’80. Vive in Toscana insieme al suo fidanzato e a una piccola, caotica e affettuosa famiglia composta da due cani – che lei chiama affettuosamente “mucca” – e due gatti decisamente cicci.

Nella vita quotidiana Marika si definisce una persona timida, ma è proprio nella scrittura che trova il coraggio di esprimere ciò che spesso resta nascosto. Le parole diventano il suo spazio sicuro, il luogo in cui può raccontare emozioni, conflitti e desideri senza filtri.

Da bambina sognava di diventare archeologa e ha anche intrapreso studi in quella direzione. In fondo, però, quel sogno non è mai davvero scomparso. Solo che oggi gli scavi non avvengono nella terra, ma nelle emozioni e nelle storie dei suoi personaggi. Attraverso di loro Marika vive avventure, scoperte e percorsi di crescita che diventano poi pagine da condividere con i lettori.

Tra le sue opere troviamo il romanzo “La strada verso casa”, una storia intensa che esplora il confine sottile tra amicizia e amore.


I protagonisti sono Leonardo e Federico, due ragazzi molto diversi tra loro. Leonardo sembra vivere la propria vita con leggerezza, senza preoccuparsi troppo del giudizio degli altri. Federico, invece, si sente intrappolato in una famiglia che gli impone un’etichetta e delle aspettative difficili da sostenere.

Sono amici da sempre, ma crescendo qualcosa cambia. I sentimenti si complicano, le distanze aumentano e ciò che prima era semplice diventa improvvisamente difficile da comprendere.

Il romanzo racconta proprio questo passaggio delicato: quando un’amicizia si trasforma lentamente in qualcosa di più profondo, mettendo alla prova le certezze di entrambi.

È una storia che parla di crescita, identità e coraggio. Di quelle emozioni che arrivano piano, ma che cambiano tutto.

Marika fa anche parte del Collettivo Agapornis, un progetto creativo formato da sei autrici che condividono la stessa passione per la


scrittura e il desiderio di creare insieme.

Il nome “Agapornis” non è casuale: gli agapornis sono piccoli pappagalli conosciuti come “inseparabili”, proprio perché vivono sempre in coppia o in gruppo. È un simbolo perfetto per rappresentare lo spirito del collettivo.

All’interno di questo progetto le autrici collaborano, si sostengono e costruiscono insieme nuove storie e idee. In un mondo creativo che spesso può essere solitario, far parte di una realtà come questa significa avere una rete di supporto, confronto e crescita reciproca.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più belli della scrittura condivisa: quando le idee si incontrano, possono nascere progetti ancora più grandi.

 

 

 

 

Ma prima di concludere passiamo alla sua intervista: 

  1. Dici di essere timida nella vita, ma super coraggiosa sulla pagina. Quanto di quel coraggio che dai ai tuoi personaggi stai iniziando a riprenderti anche tu, oggi?

Marika:

Ho usato i miei personaggi come una sorta di "compito a casa del terapista" che, detta così, potrebbe far storcere il naso. Ma diciamo che ho cercato di esorcizzare qualche demone dando quella stessa problematica ai miei personaggi e mettendomici di fronte da esterna. Ho provato a capire come risolvere il tutto in un modo sensato e che potesse aiutare loro e anche me stessa. Cerco di seguire il loro esempio, anche se è un percorso ancora molto lungo. Mi conosco e, all'apparenza, sembro più forte di ciò che sono in realtà, ma scrivere mi aiuta a mettere davvero nero su bianco determinate cose e piano piano miglioro un po'. 

Sicuramente sono un po' più forte dopo la pubblicazione del romanzo.

 


  1. Volevi fare l’archeologa e alla fine scavi nelle emozioni invece che nella terra. Che tipo di “reperti” umani ti interessa riportare alla luce quando scrivi?

Marika: Sviscerare è ciò che mi piace di più. Mi piace molto parlare del conflitto interno dei personaggi. Analizzare le mancanze affettive e capire come possano influenzare la vita delle persone. Ciò che mi preme è parlare di sentimenti veri e reali, anche in contesti non contemporanei, alla fine i sentimenti sono sempre sentimenti. L'essere umano è molto affascinante e mi piacerebbe poter scrivere di tanti personaggi diversi.

  1. La strada verso casa parla di etichette, aspettative familiari e identità. Secondo te, oggi quanto pesa ancora il bisogno di “rientrare in uno schema” per essere accettati?

Marika:  Credo ci siano due vie. La prima è quella di chi non ha bisogno di un'etichetta per sentirsi se stesso, anzi, spesso è proprio imporsela che sembra tarpare le ali e far venire meno la libertà. La seconda è opposta: darsi un'etichetta per sentirsi parte di qualcosa che fino a quel momento è mancato, che sia un gruppo o una famiglia.

Non credo che le due cose si escludano a priori. Rispetto a quando ero adolescente tante cose sono migliorate, da una parte, c'è molta meno paura di esporsi per come si è davvero, anche se purtroppo la strada per un'accettazione completa è ancora lunga e in salita.

 


4. Leonardo sembra libero, Federico no. Ma la libertà è davvero così evidente come appare dall’esterno, o è solo un’altra maschera che raccontiamo al mondo?

Marika:  All'inizio, forse. Leonardo è libero e se ne frega del mondo, è giovane e non ragiona. Ma è davvero libertà?

Federico non lo è mai stato davvero, e quando può esserlo è il primo a imporsi, inconsciamente, dei paletti. Il suo percorso è più lineare, parte da un punto A, passa a B e arriva a C. Leonardo, d'altro canto, fa un percorso decisamente più incasinato, soprattutto perché lui pensa davvero di non avere limiti, e invece poi scopre che non è così facile essere liberi.

5.  L’amore tra Leonardo e Federico nasce piano, cresce nella distanza e fa paura. Scrivendo questa storia, hai mai avuto timore di spingerti troppo oltre emotivamente?

Marika: Non è che ho avuto paura, sono andata veramente oltre emotivamente. Ho avuto dei periodi parecchio stressanti in cui finivo per immedesimarmi troppo e mi sono dovuta fermare. Ma, nonostante questo, sono convinta che ne sia valsa la pena.

 


  1. L’amicizia che si trasforma in qualcosa di più è uno dei passaggi più delicati da raccontare. Qual è stata la parte più difficile da scrivere senza tradire la verità dei personaggi?

Marika:  Leo e Fede arrivano alla piena consapevolezza in momenti diversi. Volevo che parlare del loro percorso potesse aiutare, in qualche modo, qualcuno che si trova nella stessa situazione, quindi ho deciso di parlare degli "incidenti di percorso". Se vieni ricambiato subito dal tuo amico d'infanzia, credo tu possa considerarti molto fortunato, più spesso è un accettare piano piano che i sentimenti cambiano e capire se vuoi che anche i tuoi vadano nella stessa direzione.

Prima di tutto loro hanno avuto bisogno di accettarsi e poi capire come andare avanti e modificare le proprie vite per far posto all'altro in modo più profondo. Penso di aver imparato piano piano, insieme a loro. Anche se sapevo esattamente cosa sarebbe successo, solo dopo tot tempo ho visto come quel cambiamento sarebbe avvenuto.

Sono stata spettatrice della loro vita.


7. Fai parte del Collettivo Agapornis e siete “Inseparabili”. Quanto conta oggi, per un’autrice, non sentirsi sola ma parte di una rete che sostiene e amplifica le voci?

Marika: Per esperienza personale è la cosa più importante. Prima che il gruppo si formasse in via definitiva, non credevo sarei mai riuscita a buttarmi del tutto nel mondo della scrittura in solitaria. Ho partecipato a tante raccolte e lavorato anche per una casa editrice, per un periodo, certo ho un po' di esperienza, ma mettermi in gioco da sola mi faceva paura. Con le ragazze sapevo di avere "le spalle coperte", che mi avrebbero sostenuta e aiutata nei momenti di bisogno (e panico), e non solo.

8. Se La strada verso casa fosse un messaggio lasciato a chi si sente sbagliato, fuori posto o in ritardo rispetto agli altri… cosa vorresti che restasse addosso dopo l’ultima pagina?

Marika: La consapevolezza che, nonostante la strada possa essere impervia, si può davvero vivere felici nella propria pelle e accettando chi si è davvero.



Con la sua sensibilità e il suo modo autentico di raccontare le emozioni, Marika Grosso dimostra che anche le persone più timide possono avere una voce potente quando trovano il linguaggio giusto per esprimersi.

Le sue storie parlano di identità, relazioni e crescita, temi che toccano tutti noi in modi diversi.

E forse è proprio questo il vero potere della scrittura: trasformare le emozioni personali in qualcosa che può appartenere a molti.

Marika, continua a scavare nelle storie come farebbe un’archeologa delle emozioni: perché ogni pagina che scrivi è un piccolo tesoro che aspetta solo di essere scoperto. ✨📚




 Eccomi Readers, se siete arrivati fin qui, siete ufficialmente complici: ci vediamo tra le pagine, con il cuore un po’ più incasinato. Leggete forte, sentite troppo, e non chiedete mai scusa per le emozioni che un libro vi scatena.

 


 

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