Fin da che ha memoria, Anja Massetani ha sempre avuto un libro tra le mani. La lettura è la sua più grande passione: ama leggere di tutto, ma i romanzi d’amore restano il suo rifugio preferito, in tutte le loro sfumature. È proprio da questo amore per le storie che nasce il desiderio di iniziare a
scriverne di proprie.Quando non è immersa tra le pagine di un libro o davanti al computer, ama dedicarsi alla cucina: sperimenta ricette nuove e tradizionali, con una passione particolare per il pane fatto in casa e i dolci. Non mancano mai tisane, saponi artigianali e candele profumate, piccoli rituali quotidiani che accompagnano la sua creatività.
La musica è una presenza costante nelle sue giornate, spaziando dal metal al country rock, mentre il viaggio rappresenta un’altra grande fonte di ispirazione. Le sue storie nascono spesso on the road, durante i suoi viaggi in camper. Nata a Dresda, in Germania, ha trascorso lì infanzia e adolescenza, per poi trasferirsi in Toscana, in provincia di Pisa, dove vive attualmente.
📚 Tra le sue opere troviamo “Mr. Ice”, un romance contemporaneo ambientato nel mondo elegante e competitivo dei matrimoni di lusso.
Il romanzo racconta la storia di Vittoria Landucci, una wedding planner di successo che ha smesso di credere nell’amore dopo una delusione profonda. Quando si ritrova a lavorare per una delle famiglie più influenti di Firenze, i De Medici, incontra Damien De Medici, un uomo freddo, controllato e apparentemente incapace di lasciarsi andare ai sentimenti.
Tra scontri professionali, tensioni emotive e un’attrazione difficile da ignorare, i due protagonisti si ritrovano a mettere in discussione tutte le loro certezze.
Ma passiamo alla nostra intervista :
1-Dici che i romance sono il tuo rifugio, ma Mr. Ice racconta personaggi che dall’amore scappano. Scrivere di ferite emotive è stato un modo per curarle o per guardarle in faccia senza filtri?
Anja: Credo nel potere dell’amore come possibilità, non come promessa facile. In Mr. Ice, come inquasi tutti i miei romanzi, raccontare di personaggi che dall’amore scappano è stato un modo per essere onesta. Per me, scrivere di ferite emotive serve a guardarle in faccia senza filtri, senza addolcirle. È un atto di obiettività più che di conforto: dare spazio alla paura, ai muri alzati, al gelo emotivo che spesso costruiamo per proteggerci. Solo quando si ha il coraggio di riconoscere quelle crepe si può pensare a un amore consapevole. Non per guarire, ma per smettere di fingere chel’amore non esista.
2-Vittoria vende sogni romantici senza crederci più. Quanto ti affascinano le contraddizioni umane? E quanto ti servono per rendere una protagonista vera, non “perfetta da copertina”?
Anja: Moltissimo. Le contraddizioni umane sono oro per chi scrive, perché sono il motore del
conflitto. Vittoria vende sogni romantici senza crederci più, e questa frattura interna crea tensione
prima ancora che arrivi l’amore. Mi affascinano i personaggi che tengono a distanza i propri
desideri, che controllano tutto per non doversi esporre. Le contraddizioni servono proprio a
questo: a generare conflitto, a farli reagire, a metterli in difficoltà. È lì che una protagonista smette
di essere “perfetta da copertina” e diventa vera, imperfetta, credibile.
3-Damien vive di controllo, budget, pianificazione. Secondo te, cosa ci spaventa davvero di più: perdere qualcuno o perdere il controllo di noi stessi?
Anja: Credo che ciò che ci spaventa davvero sia perdere il controllo di noi stessi. Perdere qualcuno
fa male, ma perdere il controllo significa esporsi, accettare di non poter prevedere tutto, di non
essere al sicuro. Damien non teme l’assenza, teme il caos che l’amore può generare: l’idea di
dover rinunciare alle sue difese, alle certezze che lo tengono in equilibrio, di dover accettare
compromessi. Il controllo, per lui, non è freddezza, ma sopravvivenza.
4-Nelle tue giornate convivono pane fatto in casa, musica metal e candele profumate. Quanto questa miscela di opposti entra nella costruzione dei tuoi personaggi, che sembrano sempre avere più strati di quanto mostrino?
Anja: Parecchio. Credo che tutti siamo fatti di opposti. Quando costruisco un personaggio parto
quasi sempre da lì, dagli strati che convivono e a volte si scontrano. Quello che mostrano è quasi
sempre una protezione e quello che tengono nascosto è ciò che li rende davvero vulnerabili. Ed è
proprio ciò che nascondono che li muove, portando avanti la storia.
5-Viaggi in camper, scrivi di emozioni che nascono lontano dalla comfort zone. C’è una scena di Mr. Ice che esiste solo perché l’hai “sentita” in viaggio, prima ancora di scriverla?
Anja: Mr. Ice è una delle poche storie che non è nata in viaggio lungo, ma da uno molto breve,
quasi quotidiano. Prima di questo romanzo, ho sempre ambientato le mie storie lontano, tra Stati
Uniti e Francia. Stavolta, però, ho voluto rendere omaggio a Firenze, la città che mi ha adottata
molti anni fa e che, purtroppo, è cambiata molto negli ultimi anni, anche a causa dell’overtourism.
Quel cambiamento è stato il vero punto di partenza della storia, ma invece di raccontarne il lato
più “brutto” e visibile, ho preferito trasformarlo in lusso, eccesso e divertimento. Ho preso
qualcosa che mi disturbava e l’ho trasformato in bellezza narrativa.
6-Sei nata a Dresda e vivi in Toscana: due mondi molto diversi. In che modo il sentirti un po’ “nomade dentro” influenza il tuo modo di raccontare l’amore, soprattutto quello che mette in crisi le certezze?
Anja: Il mio essere “multinazionale” mi ha insegnato ad accettare e ad accogliere il cambiamento,
a non considerare la stabilità come qualcosa di definitivo. È una consapevolezza che a volte
destabilizza, ma che mi fa sentire anche più libera. Nei miei romanzi l’amore fa esattamente
questo, sposta gli equilibri, smonta difese e costringe i personaggi a rivedere chi sono davvero.
Forse chi ha vissuto tra più luoghi sa che l’identità non è un punto fermo, ma qualcosa che si
riscrive ogni volta.
7-In Mr. Ice l’amore non è salvezza immediata, ma rischio. Pensi che oggi il romance abbia la responsabilità di raccontare relazioni meno idealizzate e più oneste, anche quando fanno male?
Anja: Non credo che il romance abbia una responsabilità univoca o un dovere preciso in questo
senso. Io scelgo di raccontare relazioni che fanno male perché è il mio modo di scrivere, il mio
linguaggio emotivo. Ma esistono lettrici e autrici che cercano e amano storie più idealizzate, ed è
giusto che abbiano spazio. La scrittura, per me, deve restare libera, senza imposizioni su cosa sia
“giusto” raccontare. L’unico confine che sento davvero necessario è non romanticizzare la violenza
o le dinamiche di amore malato, cosa che purtroppo accade ancora troppo spesso. Per il resto,
ogni storia ha il diritto di esistere così com’è.
8-Se potessi parlare direttamente al lettore che ha smesso di credere nell’amore come Vittoria, gli diresti di proteggersi meglio o di rischiare comunque? E perché?
Anja: Gli direi di rischiare comunque, perché smettere di credere nell’amore è spesso una forma di
autodifesa che finisce per diventare una rinuncia, e credo che ognuno di noi abbia bisogno, prima
o poi, di amare ed essere amato. I romance insegnano proprio questo, no? Non promettono finali
facili, ma ci ricordano che il rischio emotivo fa parte dell’essere vivi.
💖Ringraziamo di cuore Anja Massetani per la disponibilità, la fiducia e per aver condiviso con noi il suo mondo creativo con sincerità e passione ✨
E grazie a voi lettori per aver letto e/o ascoltato questa intervista 💌

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