18 giugno 2026

SCRITTORI IN EVIDENZA : Giorgia Amantini

 

 Alla scoperta di Giorgia: Tra parole ,memoria ed emozioni 

 

Ci sono autori che scrivono per raccontare una storia e altri che attraverso la scrittura cercano di dare voce a ciò che spesso rimane nascosto: emozioni, ricordi, silenzi e sentimenti.

Oggi vi porto alla scoperta di Giorgia Amantini, una scrittrice che nel suo percorso ha saputo unire passione, creatività e una profonda attenzione per l’animo umano.

Nata ad Anzio il 26 luglio 1983 e residente a Nettuno, Giorgia è laureata in Management, economia, finanza e diritto d’impresa. Accanto al suo percorso professionale ha sempre coltivato la passione per la lettura, la scrittura, la fotografia, lo sport e la recitazione.

Dal 2007 è anche scrittrice e regista teatrale amatoriale presso l’Associazione Culturale Arcadialogo di Nettuno, esperienza che ha arricchito il suo modo di raccontare personaggi e sentimenti, dando vita a storie capaci di

coinvolgere il lettore.

La sua scrittura nasce dall’osservazione della vita, dalle emozioni quotidiane e dal desiderio di raccontare ciò che si muove dentro le persone.

Il suo percorso letterario inizia con “Vortice” pubblicato nel 2018 con il Gruppo Albatros Il Filo – Sezione Nuove Tracce.

Nel 2020 pubblica “Muro contro muro” con Argento Vivo Edizioni, mentre tra il 2021 e il 2023 dà vita alla trilogia storica composta da:

📖 “Il serpente bianco – Intrighi e passioni di fine ‘800”

📖 “Il serpente azzurro – Amori e congiure di inizio ‘900”

📖 “Il serpente giallo – Sogni e delusioni all’ombra della Grande Guerra”

Romanzi dove storia, passioni e cambiamenti sociali si intrecciano creando un affresco ricco di emozioni.

Tra i suoi riconoscimenti troviamo la Menzione Speciale in Giuria al Premio Nazionale di Narrativa Jerome Salinger – Città di Pescara e al Premio Letterario Nazionale Dario Galli – Città di Lamezia Terme con il titolo L’anno che verrà.

Quel romanzo, dopo aver atteso il suo momento, è finalmente diventato “D’istante e d’anima – L’anno che verrà”, pubblicato nel 2025.

Una storia che parla di tempo, parole non dette, seconde possibilità e sentimenti che riescono a sopravvivere anche quando sembrano perduti.

✨ Ed ora lasciamo spazio alle parole di Giorgia…

 


1.“Trentacinque anni di silenzio” è una frase che pesa come una vita intera. C’è stato un momento, scrivendo questo romanzo, in cui quel silenzio ha iniziato a parlare anche per te?

Giorgia: I silenzi hanno i loro codici che vanno decifrati senza una particolare tabella di marcia.Raccontando la storia di Virginia e Filippo, sicuramente il peso di qualche silenzio che opprimeva lamia anima ha iniziato a parlare. Ma è stato un silenzio sano, metafora di una distanza che non riuscivo a colmare più con me stessa che con qualcun altro. E, a volte, anzi sempre, la creatività e la sensibilità ti vengono incontro e si fondono, permettendo di traslare quel momento interiore in una distanza d’anima vissuta dai protagonisti che, dopo trentacinque anni, trova finalmente modo diessere colmata.

2.In D’istante e d’anima – L’anno che verrà l’amore non è comodo, non è facile, non è rassicurante. È una scelta consapevole o l’unico modo che conosci per raccontare la verità dei sentimenti?

Giorgia:È una scelta consapevole. Non bisogna mai tradire la coerenza narrativa con il desiderio

dei lettori. Virginia e Filippo si amano appassionatamente da giovani e si incontrano nuovamente

dopo trentacinque anni per chiudere definitivamente i conti con il loro passato. L’amore è un

sentimento che non viaggia per binari lineari, è tosto, è forte, è fragile, è passionale, è complicato,

è facile. Ma è lui che ti guida dove vuole portarti. In questo romanzo, come quasi in tutta la mia

produzione, gli amori vissuti non sono sempre facili, anzi, ma portano sempre al raggiungimento

della meta che non sono io a decidere, ma loro stessi nel corso della stesura. L’amore non è solo

l’apostrofo rosa, per fortuna e io, di solito, amo apostrofare l’amore sotto varie sfumature, fino a

celebrarlo nel modo in cui lo ritengo più consono per la storia.

 


  3.Nei tuoi romanzi hai attraversato la Storia, le guerre, gli intrighi e i grandi movimenti collettivi. In D’istante e d’anima – L’anno che verrà invece entri in un tempo fragile, fatto di attese, silenzi e ferite personali. È stato più difficile togliere l’armatura della Storia o guardare l’anima senza alcuna protezione?

Giorgia:  Togliere l’armatura della storia ha favorito il guardare l’anima senza alcuna protezione.

Quando si scrive qualcosa di così introspettivo, tutto ciò che è di sfondo perde importanza. Nel romanzo, luoghi e fatti sono funzionali, ma ciò che emerge rispetto a essi, per mia volontà, è proprio l’anima dei due protagonisti, così come quella dei co-primari. Mettersi nei panni di Virginia e Filippo non è stato semplice, così come in quelli di Osvaldo e dell’ingegner Guareschi, ma una volta intrapresa quella strada, non sono tornata più indietro. Bologna fa da fondo silenzioso alle vicende narrate, mentre la villa e il ristorante, a distanza di trentacinque anni, sono il detonatore per far uscire tutta la claustrofobia sentimentale che i due protagonisti hanno tenuto dentro per troppo tempo. E che scalpitava per venirne fuori.


4.Questo romanzo nasce come inedito premiato e poi diventa libro, quasi chiamato a esistere. A un certo punto hai sentito che non pubblicarlo sarebbe stato un tradimento?

Giorgia: Sì, esattamente. Doveva prendere forma, doveva uscire, ma non perché era stato premiato, ma perché aveva qualcosa da dire nel modo in cuio volevo lo dicesse. Ha subito anche varie revisioni, doveva far parte di una collana romance, ma quando mi hanno fatto modificare il

testo e, soprattutto, quando hanno preteso che io modificassi il finale, ho detto no. Non ho nulla contro il romance, ci mancherebbe altro, ma il mio semplicemente non lo era. Quindi, non l’ho snaturato e l’ho pubblicato nella mia versione originale, senza le revisioni fatte, perché in questo modo gli ho dato l’anima che volevo, la mia. Perché non sono disposta a sacrificare ciò che scrivo e il suo messaggio a favore di politiche commerciali che non mi appartengono. Non scrivo per

diventare ricca, scrivo perché ho voglia che gi altri mi leggano, fuori e dentro. Mi piacerebbe emergere, certo, ma non sono disposta a farlo tradendo la mia natura autoriale. Il resto è solo tappezzeria.


5.Nei tuoi libri i personaggi sembrano spesso portare addosso il peso delle scelte mancate. Pensi che siano proprio quelle, più dei successi, a definirci davvero?

Giorgia: Tocchi un tasto fondamentale per me: la scelta. In tutti i miei romanzi, i personaggi,

infatti, scelgono di fare o non fare qualcosa, ma scelgono in entrambi i casi. Scegliere di fare non

da’ rimpianti, magari rimorsi, mentre non scegliere è una scelta a sua volta. Nel corso della mia

vita ho sempre scelto, nell’uno e nell’altro caso e a volte sono sicura che se avessi avuto un po’ più

di coraggio, come alcuni dei miei personaggi, forse alcune scelte sarebbero state vincenti. Ma nei

miei libri, la metafora delle mie sconfitte è presente così come quella delle vittorie. E per me,

questa, è la verità più grande che posso donare ai lettori.

6.Il teatro, la regia, la recitazione: quanto ti hanno insegnato ad ascoltare i silenzi, più che le parole, quando scrivi una scena d’amore?

Giorgia: Molto. In teatro si recita tutto e si ascolta tutto. Nel momento in cui scrivo una scena

d’amore, il silenzio nella mia mente prevale a favore dell’immaginazione. Non mi servono parole,

non mi servono dieci pagine per descriverla, non mi occorrono situazioni estreme o volgari per

donare la bellezza dell’amore. La sensualità è una parte fondamentale del mio modo di scrivere le

scene romantiche e d’amore, che per me sono soprattutto questo, scene d’amore, non scene di

sesso che alla lunga annoiano, parere mio personale. Perché, quando due personaggi si uniscono

nell’amplesso amandosi sensualmente e appassionatamente, be’… credo che in quel momento la

scrittura diventi poesia. Così come quando si sceglie di lasciare intravedere ciò che i personaggi

affrontano senza esplicitarlo, facendolo solo immaginare al lettore, Trovo che questo sia un

espediente altrettanto romantico e passionale, più della passionalità stessa.


7.Dopo tanti anni di scrittura, premi e cambiamenti di vita, cosa ti spinge ancora oggi a metterti davanti a una pagina bianca senza protezioni?

Giorgia: Il piacere di scrivere. Scrivere perché devi non porta da nessuna parte. Scrivere perché ti fa

sentire libera è un privilegio di cui spero molti possano godere. Lavoro tutto il giorno, sto fuori

tanto, ho solo i week-end liberi, ma appena posso, quando la fantasia mi spinge a farlo (non ho

una tabella di marcia) apro il PC e scrivo. Come adesso, che sto rispondendo alle tue domande. Lo

trovo piacevole e rilassante, perché ci sono dentro comunque io, come se stessi scrivendo l’inizio o

il proseguo di una nuova storia.

 

 


 

 

8.Se D’istante e d’anima – L’anno che verrà fosse una promessa fatta al lettore, quale sarebbe: speranza, verità o il coraggio di sentire fino in fondo?

Giorgia: Il coraggio di sentire fino in fondo. E qui non argomento, perché hai già argomentato tu

nella domanda…

 

 

 

 

 

 

9.«Era come se le parole fossero rimaste chiuse in uno scrigno segreto in fondo all’anima.»

Le parole, qui, non salvano subito: resistono, si rifiutano di uscire. Quanto è stato difficile accettare che non tutto l’amore si possa dire, e che a volte scrivere significhi rispettare ciò che resta chiuso?

Giorgia: La difficoltà nel reprimere ciò che spinge disperatamente per essere detto è ampia. Siamo esseri umani, il nostro pane quotidiano è la comunicazione, siamo niente se non esprimiamo noi

stessi attraverso le forme che riteniamo a noi più congeniali (vedi la scrittura, l’arte, il teatro, la fotografia, la musica, la danza), ma paradossalmente la tecnologia ci ha reso muti con noi stessi, incapaci a volte di ascoltarci davvero perché troppo presi dall’apparire piuttosto che dall’essere.Ecco, credo che un sentimento puro e sincero come l’amore, quando viene custodito senza poter  essere condiviso perché non reciproco oppure perché si ha paura di condividerlo, meriti rispetto sempre. Perché se fosse tutto facile, sarebbe meraviglioso. Ma quando diventa facile, dopo aver incontrato difficoltà, è sublime. In entrambi i casi, comunque, è sempre difficile accettare di dire o non dire, perché rischiamo tutto e tutti noi, quando c’è qualcosa da rischiare, ci lasciamo sopraffare dalle nostre paure. Per poi vincerle quando ci rendiamo conto che, facendolo, rischiamo invece meno sofferenza, meno elucubrazioni, meno tormenti, meno dolore di quando ce lo impediamo.


Ringrazio Giorgia Amantini per aver condiviso con noi il suo tempo, le sue emozioni e il suo mondo fatto di storie.

Grazie per averci permesso di conoscere non solo l’autrice, ma anche la sensibilità che vive dietro ogni pagina.

E grazie a voi lettori per la fiducia che continuate a dare a questa rubrica, per ogni commento, ogni lettura e ogni confronto che rende questo spazio un vero incontro tra chi scrive e chi legge. 📚✨

La rubrica si prende una piccola pausa di due settimane, ma torneremo presto con nuove storie, nuovi autori e nuovi mondi da scoprire.

Nel frattempo, se sei un autore o un’autrice e vuoi partecipare a questa rubrica, sarai il benvenuto/a. 

Perchè ogni storia merita di trovare il suo lettore. 

 

 

 

 

 

 


 


Nessun commento:

Posta un commento

Benvenuto/a nella mia vita ... lascia un commento, un giudizio e anche un opinione negativa se vi è... migliorarmi è il mio obbiettivo ^_^
Sarò felicissima di risponderti Ti aspetto!!!! e Grazie per aver fatto parte della mia Vita