TRA GUERRA, EMOZIONI E PAROLE CHE DIVENTANO STORIE
Ci sono autori che scrivono storie.
E poi ci sono autori che le attraversano.
Roberto Trezza, conosciuto online come Roby_theNET, appartiene alla seconda categoria.
Roberto Trezza, conosciuto online come Roby_theNET, è un autore romano che si muove tra poesia, spy story e military romance. Non ama definirsi semplicemente “scrittore”: si vede più come un narratore, qualcuno che raccoglie emozioni reali e le trasforma in storie capaci di parlare a chi legge.
La sua scrittura nasce quasi per caso, da un vecchio diario appartenuto a un aviatore degli anni ’90. Da quel ritrovamento prende vita il suo primo romanzo e, con esso, un percorso che lo porta a costruire una community sempre più attiva tra Wattpad e Instagram, dove i lettori diventano parte viva del processo
creativo.
📖La produzione di Roby_theNET si muove tra generi diversi ma con un’unica anima: emozione + storia + verità.
✈️ Il Segreto dell’Aviatore
Un romance ambientato tra la fine della Guerra Fredda e la caduta del Muro di Berlino.
Una storia d’amore che si intreccia con il mondo dello spionaggio, dove nulla è mai davvero ciò che sembra e ogni scelta ha un prezzo emotivo altissimo.
⚔️ THE VETERAN – Fuga da Rostaq
Un military romance ambientato nel 2011 in Afghanistan.
Tra missioni sotto copertura, conflitti e organizzazioni criminali, la storia porta alla luce non solo l’adrenalina della guerra, ma anche il tema della libertà e della condizione femminile in contesti oppressivi.
🌙 Raccolte poetiche
- Nostalgia di te
- Fiori e Abissi
Due percorsi interiori dove la scrittura si fa più intima, esplorando fragilità, amore e assenza.
🌍Le storie di Roby_theNET non si limitano mai a un semplice intreccio narrativo: sono immerse in contesti forti, reali o ispirati alla realtà, dove le emozioni diventano ancora più intense proprio perché messe sotto pressione.
In Il Segreto dell’Aviatore, lo sfondo è quello degli ultimi anni della Guerra Fredda, un periodo storico segnato da cambiamenti politici globali, tensioni internazionali e il continuo gioco di ombre tra intelligence. In questo scenario instabile, l’amore tra i protagonisti non è mai al sicuro: ogni scelta può diventare una perdita, ogni verità può trasformarsi in una bugia.
In THE VETERAN, fuga da Rostaq, invece, il contesto si sposta in Afghanistan nel 2011, tra missioni militari, traffici criminali e zone di guerra. Qui il pericolo è costante e la sopravvivenza non è solo fisica, ma anche emotiva. È in questo caos che nasce il legame tra i protagonisti, un legame che si intreccia con temi forti come il coraggio, la lealtà e la lotta per la libertà femminile.
Anche la poesia, nelle sue raccolte, non è mai fine a sé stessa: diventa uno spazio intimo dove emergono fragilità, nostalgia e conflitti interiori, quasi come un respiro tra una storia e l’altra.
Ma passiamo adesso alla sua intervista:
1. Ti definisci più narratore che scrittore. Dove senti davvero la differenza e perché questa distinzione per te conta così tanto?
Roberto: È una distinzione fondamentale per me, perché tocca l’anima di ciò che faccio. Se lo scrittore è colui che si concentra sulla struttura, sulla perfezione stilistica e sull’architettura della parola, il narratore è, prima di tutto, un tramite. Io mi sento così: un custode di storie che chiedono di essere raccontate.
La mia avventura è iniziata in modo quasi cinematografico: tra le mani mi è finito un vecchio diario, scritto a mano da un aviatore. Sfogliando quelle pagine ingiallite, non ho visto solo inchiostro, ma ho sentito il peso di una vita, il brivido del volo e il sapore del mistero. Quella è stata la scintilla per “Il Segreto dell’Aviatore”.
Non mi interessa la letteratura “accademica” fine a se stessa. Mi piace pensare di essere qualcuno che raccoglie emozioni nude, schegge di realtà vissuta o immaginata, e le veste con l’abito della fantasia per renderle universali. Per me, raccontare significa onorare quella scintilla iniziale, trasformando un ricordo o un’emozione in un viaggio condiviso con il lettore.
2. Roby, hai dichiarato che tutto è iniziato dal ritrovamento di un vecchio diario degli anni '90 appartenuto a un aviatore. Qual è stata la sensazione precisa nel leggere quelle pagine e in quale momento hai capito che quella storia vera meritava di essere “vestita di fantasia” per diventare un romanzo?
Roberto:Quando ho sfogliato quelle pagine ingiallite, non ho letto solo parole: ho sentito il battito accelerato di un uomo che viveva sospeso tra il cielo e la terra. La sensazione è stata quella di violare un santuario di segreti e passioni rimasti in apnea per trent’anni.
Ho capito che dovevo scriverne nel momento in cui ho realizzato che la storia tra Paolo e Laura non era solo un idillio romantico, ma una sfida al destino. Mentre il mondo cambiava faccia con la caduta del Muro di Berlino, il loro amore bruciava in un clima di spionaggio e intrighi, dove ogni sguardo poteva essere un addio e ogni certezza una bugia.
Ho mantenuto l’anima autentica di quel diario perché voglio che il lettore si chieda, a ogni pagina: “Cosa farei io se l’amore della mia vita fosse l’unica cosa vera in un mondo di ombre?”. Leggere la loro storia significa volare dentro un segreto che non doveva essere raccontato.
3. Romance, military e spy story: tre mondi che non tutti sanno fondere bene. Qual è il rischio più grande quando li fai convivere… e quando invece funzionano davvero?
Roberto:Il rischio più grande è l’eccesso: che il tecnicismo militare soffochi l’emozione o che il sentimento tolga credibilità all’azione. Il pericolo è creare una storia “a compartimenti”, mentre la vita reale è un groviglio.
Questi mondi funzionano davvero quando si alimentano a vicenda:
- Il military mette i personaggi sotto pressione estrema (il pericolo, il dovere).
- La spy story crea il dubbio: “Di chi posso fidarmi?”.
- Il romance diventa così l’unica ancora di salvezza, l’unico posto dove i protagonisti possono essere davvero se stessi.
Quando Paolo vola in una missione segreta, non è solo un aviatore: è un uomo che combatte per tornare da Laura. È questa tensione costante che tiene il lettore incollato alla pagina: l’amore non è una pausa dall’azione, ma il motivo per cui l’azione conta così tanto.
4. Hai menzionato che usi i commenti dei lettori per dare forma ai capitoli. In che modo il feedback della tua community ha cambiato effettivamente la trama o il destino di un personaggio rispetto a quello che avevi pianificato inizialmente?
Roberto: Scrivere su Wattpad ha trasformato la scrittura da un atto solitario a un viaggio collettivo. Inizialmente avevo una direzione precisa, ma vedere i lettori soffrire, sperare o arrabbiarsi nei commenti mi ha spinto a calibrare il ritmo: se sentivo che la tensione per Laura era troppo alta, scavavo più a fondo nelle sue emozioni per non lasciarli soli nel dubbio.
Il loro feedback ha agito come una bussola, specialmente per la voce di Laura. Quando le lettrici hanno iniziato a chiedermi come facessi, da uomo, a capire così bene l’universo femminile, ho capito che dovevo darle ancora più spazio e sfumature. I commenti mi hanno dato il coraggio di osare, rendendo i personaggi meno “cartacei” e molto più umani. In un certo senso, il destino dei miei protagonisti è stato scritto a quattro mani: le mie sulla tastiera e quelle dei lettori tra le righe dei commenti.
5. Scrivi storie ispirate a fatti realmente accaduti. Ti è mai capitato di autocensurarti perché la realtà era troppo forte da raccontare?
Roberto: In realtà, la risposta è no: non ho mai sentito il bisogno di autocensurarmi.
Anzi, il fatto di raccontare un’epoca ormai chiusa, con organizzazioni criminali e apparati di intelligence che hanno definitivamente chiuso i battenti, mi ha dato una libertà totale. Le ombre della Guerra Fredda e gli intrighi di quegli anni sono oggi materiale storico, e questo mi permette di scavare nel fango e nel coraggio senza filtri.
Il mio obiettivo non è nascondere, ma rivelare l’anima di chi ha vissuto quei momenti. La realtà di quel periodo era forte, sì, ma è proprio quella forza che rende la storia di Paolo e Laura così necessaria. Non avrebbe senso “annacquare” la verità: la bellezza del mio racconto sta proprio nel mostrare come un sentimento puro possa sopravvivere in un mondo che, all’epoca, era spietato e dominato dal segreto.
6. THE VETERAN è anche una presa di posizione chiara sui diritti delle donne. Pensi che oggi la narrativa romance debba prendersi più responsabilità sociali, o rischia di perdere leggerezza?
Roberto: Non credo che la responsabilità sociale tolga leggerezza: credo che dia senso alla storia. The Veteran è dedicato proprio a tutte le donne che, in ogni angolo del mondo, lottano quotidianamente contro l’oppressione e la discriminazione di genere.
La storia di Sarah, che si batte in un contesto difficile come l’Afghanistan, è il mio modo di onorare la loro resilienza e il loro coraggio: sono luci che illuminano il cammino verso l’uguaglianza. Attraverso la narrazione possiamo smuovere le coscienze e creare ponti. Dobbiamo far sentire la nostra voce, perché il coraggio di una donna non ha confini e nessun essere umano dovrebbe mai essere discriminato per il proprio genere.
7. Hai scelto di pubblicare per un anno senza rivelare la tua identità ad amici e parenti, raggiungendo traguardi importanti da solo. Cosa ti ha spinto verso questa scelta di anonimato e come ha influenzato il tuo modo di scrivere sentirti, in un certo senso, “libero” dal giudizio di chi ti conosceva?
Roberto: Tutto è nato da una sfida con me stesso nel 2024: volevo capire se fossi capace di scrivere un libro e farlo leggere partendo davvero da zero. L’anonimato come @Roby_theNET è stato il mio scudo e, allo stesso tempo, la mia più grande risorsa di libertà.
Non dirlo ad amici e parenti mi ha permesso di scrivere senza il peso delle aspettative o il timore del giudizio di chi mi conosce nella vita reale. Mi ha dato la possibilità di essere vulnerabile, di esplorare il romanticismo e la poesia senza filtri. Sapevo che chi mi leggeva su Wattpad o mi seguiva su Instagram lo faceva solo per la forza delle mie storie, non per affetto o cortesia.
Oggi, a quindici mesi di distanza, aver quasi raggiunto i 4000 follower è la prova che cercavo. Sono tutti lettori veri, arrivati lì solo per il mio modo di raccontare. Questa libertà mi ha insegnato che, quando scrivi senza maschere, paradossalmente è proprio allora che le persone riescono a vederti davvero.
8. Il tuo nuovo lavoro, Fuga da Rostaq, è dedicato alle donne che lottano contro l’oppressione. Come riesci a bilanciare il ritmo serrato di un military romance ambientato in Afghanistan con un messaggio sociale così profondo e necessario come quello della parità di genere?
Roberto: Il bilanciamento nasce naturalmente dalla realtà dei fatti: in zone di guerra come l’Afghanistan, la sopravvivenza non è solo una questione di armi, ma di testa e di cuore. Il ritmo serrato del military romance serve a far sentire al lettore la pressione, il pericolo e l’adrenalina delle imboscate; ma è proprio in quel caos che il messaggio sociale emerge con più forza.
Sarah non è un personaggio di contorno: lei è il motore della storia. La sua lotta per la parità di genere non è un discorso teorico, ma una pratica quotidiana di sopravvivenza e resistenza. Attraverso il legame con Hadi, le differenze culturali si scontrano, ma è proprio lì che nasce il rispetto.
Credo che il messaggio passi meglio quando non è “predicato”, ma “vissuto”: far sentire al lettore la polvere e il vento di Rostaq rende la battaglia di Sarah per la libertà molto più reale e urgente. La parità di genere non toglie ritmo all’azione; al contrario, le dà uno scopo nobile. Non si combatte solo per fuggire, ma per il diritto di esistere senza oppressione.
Raccontare Roby_theNET significa entrare in un mondo dove le emozioni non sono mai semplici, ma sempre vissute fino in fondo. Le sue storie non cercano solo di intrattenere: cercano di lasciare qualcosa, una domanda, una sensazione, un dubbio che resta anche dopo l’ultima pagina.
Le sue opere non raccontano solo eventi: raccontano persone, scelte e ferite che restano.
E soprattutto ricordano una cosa semplice ma potente:
la narrativa non è fuga dalla realtà… è un modo diverso di attraversarla.
Grazie per aver condiviso il tuo mondo narrativo, la tua visione e la tua passione per le storie che non hanno paura di essere vere, anche quando nascono dalla fantasia.



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