22 ottobre 2026

SCRITTORI IN EVIDENZA: MORENA MEDUGNO


 

Buongiorno Readers! ☕📚

Oggi vi accolgo con una nuova puntata della rubrica Scrittori in evidenza, uno spazio dedicato agli autori, alle loro storie e a tutto ciò che si nasconde dietro le pagine di un libro.

Questa volta incontriamo Morena Medugno, autrice di La strada di casa, un romanzo che affronta temi importanti come l'autonomia, l'inclusione, i legami familiari e il diritto di ogni persona di scegliere come vivere.

Ci sono libri che nascono dal desiderio di raccontare una storia e altri che prendono forma da esperienze capaci di cambiare il nostro modo di guardare il mondo. Il percorso di Morena si intreccia proprio con questa seconda dimensione: quella degli incontri, delle difficoltà affrontate, delle scelte coraggiose e

della necessità di dare voce a ciò che spesso rimane inascoltato.


Morena è sposata ed è nata e cresciuta a Cava de’ Tirreni. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze del Servizio Sociale, ha costruito un percorso professionale legato al mondo della disabilità e al sostegno delle persone.

Il suo legame con questa realtà nasce nel 2001, con la nascita del cugino Gennaro. Un'esperienza familiare che rappresenta, come racconta lei stessa, la sua prima strada: un punto di partenza che ha contribuito a orientare il suo sguardo e il suo percorso.

Nel 2017 Morena prende una decisione importante: lasciare la propria città e trasferirsi in Svizzera, senza conoscere una sola parola di francese. Per un anno e mezzo lavora come cameriera, imparando la lingua direttamente sul campo. In seguito, grazie a una formazione, a nuovi incontri e a una serie di circostanze favorevoli, riesce a tornare alla professione che ama, prima lavorando a domicilio e successivamente in una struttura.

Un percorso fatto di cambiamenti, adattamento e determinazione, che ci ricorda quanto a volte sia necessario attraversare strade inattese per ritrovare quella che sentiamo davvero nostra.

Un romanzo che parla di persone, scelte e futuro

Al centro del libro troviamo Giovanni, Lisa e Giuliano, tre protagonisti con disabilità differenti,


accomunati dal desiderio di essere riconosciuti nella propria individualità e di poter decidere della propria vita.

Le loro esperienze ci portano a riflettere sul significato dell'autonomia, sul ruolo delle famiglie, sulla fiducia e sulle possibilità che una società può offrire — oppure negare — alle persone.

Il romanzo affronta anche il tema del dopo di noi, una questione delicata che coinvolge tante famiglie chiamate a interrogarsi sul futuro dei propri cari e sulla possibilità di costruire una rete di sostegno capace di andare oltre la presenza dei genitori.

Ma il messaggio non si ferma qui. Attraverso le storie dei protagonisti emerge una domanda fondamentale: essere autonomi significa non aver bisogno di nessuno oppure poter scegliere come vivere, quali aiuti ricevere e chi avere accanto?

È una riflessione che supera i confini della disabilità e riguarda tutti noi.

Per Morena, scrivere La strada di casa ha rappresentato anche un percorso personale.

Dopo aver attraversato un periodo difficile, ha sentito il bisogno di recuperare le energie per continuare il proprio lavoro. Ha iniziato a scrivere quasi per ritrovare sé stessa e, poco alla volta, ha compreso che alcune storie e alcune esperienze vissute meritavano di essere condivise.

La scrittura è diventata così uno spazio di riflessione, un modo per rimettere insieme pensieri ed emozioni e trasformarli in qualcosa che potesse raggiungere altre persone.

C'è poi una scelta che rende questo progetto ancora più concreto: Morena ha deciso di devolvere una parte del ricavato alla Fondazione ANFFAS Caressa ETS, realtà che sostiene le persone con disabilità e le loro famiglie sul territorio.


Per l'autrice era importante che il libro non restasse soltanto un insieme di parole, ma potesse contribuire, anche in piccola parte, a qualcosa di utile.

Ed eccoci al cuore di questo appuntamento di Scrittori in evidenza!

Ho voluto incontrare Morena attraverso alcune domande che ci permettessero di conoscere non soltanto l'autrice e il suo romanzo, ma anche la donna che si trova dietro questa storia.

Parleremo del suo percorso personale e professionale, delle esperienze che hanno contribuito alla nascita del libro, dei suoi protagonisti e dei messaggi che spera di lasciare a chi leggerà La strada di casa.

Cercheremo di comprendere che cosa significhi costruire la propria strada, affrontare i cambiamenti e riconoscere nell'altro una persona con desideri, sogni e possibilità che non possono essere definiti da un'etichetta.

Ecco qua l'intervista :  

🎙️1. Morena, il tuo percorso personale e professionale ti ha portata a incontrare molto presto il mondo della disabilità, a partire dalla nascita di tuo cugino Gennaro. Quanto quell’esperienza ha influenzato il tuo modo di guardare le persone e, soprattutto, quanto ha contribuito alla nascita de La strada di casa?

Morena:


Gennaro è entrato nella mia vita quando avevo sette anni, quindi la disabilità fa parte della mia storia da molto prima che diventasse anche una realtà professionale.

Da bambina, però, non avevo gli strumenti per dare un nome a quello che vedevo. C’era semplicemente mio cugino, con il suo modo di essere, di comunicare e di stare al mondo. Crescendo ho iniziato a comprendere molte più cose e, probabilmente, quell’esperienza ha contribuito a costruire il mio sguardo sulle persone.

Quando poi ho scelto di diventare educatrice e ho iniziato a lavorare con persone con disabilità, ho avuto modo di approfondire e mettere continuamente in discussione quello sguardo.

Credo che La strada di casa nasca anche da questo intreccio: da una storia personale iniziata molti anni fa, dalle esperienze professionali e dalle persone che ho incontrato lungo il percorso.

Non posso dire che Gennaro sia “il motivo” per cui ho scritto il libro, ma sicuramente è una parte importante della strada che mi ha portata fin qui.

🎙️2. Nel 2017 hai lasciato Cava de’ Tirreni e sei arrivata in Svizzera senza conoscere il francese, iniziando da un lavoro completamente diverso dal tuo. Guardando oggi quel cambiamento, che cosa pensi ti abbia insegnato quella parte del tuo viaggio?

Morena:

Mi ha insegnato che non bisogna necessariamente avere tutto sotto controllo per poter iniziare un nuovo capitolo.


Quando sono arrivata in Svizzera non conoscevo il francese e ho iniziato facendo lavori molto diversi da quello per cui avevo studiato. È stato sicuramente un periodo di grande adattamento, ma anche di crescita.

Ho imparato a ricominciare da zero, ad avere pazienza con me stessa, a non considerare un cambiamento come un fallimento e soprattutto a non pensare che il percorso debba essere necessariamente lineare.

A volte bisogna semplicemente fare un passo, anche senza sapere esattamente dove porterà.

Se guardo oggi quella ragazza che è partita da Cava de’ Tirreni nel 2017, penso che non avrebbe mai immaginato quante cose sarebbero successe dopo. E forse è proprio questo che mi ha insegnato quel viaggio: la strada non è sempre quella che immaginiamo, ma può comunque portarci a casa.

🎙️3. Hai raccontato che hai iniziato a scrivere in un momento in cui avevi bisogno di ritrovare te stessa e le energie per andare avanti. La scrittura, quindi, è stata prima di tutto una forma di ricerca personale. Quando hai capito che quelle pagine potevano diventare una storia da condividere con gli altri?

Morena:

All’inizio non avevo nessuna intenzione di condividere quelle pagine.

Scrivere era un modo per stare con me stessa, per mettere ordine nei pensieri e provare a dare un nome a emozioni che spesso non riuscivo nemmeno a spiegare.

Poi, quasi naturalmente, ho iniziato a capire che alcune cose che stavo scrivendo non appartenevano soltanto a me. Alcune emozioni erano molto più universali di quanto pensassi.

La prima volta che ho condiviso qualcosa ho avuto paura. Esporsi attraverso le parole può essere persino più difficile che farlo attraverso la voce, perché sulla pagina rimane tutto.

Con La strada di casa, però, è successo qualcosa di diverso. Quando ho riletto la prima bozza, mi sono fermata e ho pensato: “Questo è un libro che vorrei leggere.”


È stato quello il momento in cui ho capito che quelle pagine potevano diventare qualcosa di più. Non soltanto una storia che avevo bisogno di scrivere, ma una storia che avrei voluto trovare anch’io dall’altra parte, come lettrice.

Da lì ho iniziato a lavorarci con l’idea di condividerla con gli altri. E ho capito che, forse, il modo migliore per sapere se una storia merita di essere raccontata è chiedersi prima di tutto se noi, per primi, avremmo voglia di leggerla.

🎙️4. La strada di casa racconta Giovanni, Lisa e Giuliano, tre persone molto diverse tra loro, ma unite dal desiderio di scegliere della propria vita. Perché hai scelto proprio una struttura corale e tre protagonisti così differenti per affrontare il tema dell’autonomia?

Morena:

La scelta della struttura corale nasce, in realtà, da un tentativo molto personale e, se vogliamo, anche un po’ ambizioso, pur senza alcuna pretesa.

Nel mio lavoro ho avuto la possibilità di stare accanto a persone con disabilità molto diverse tra loro, con livelli di autonomia, modalità di comunicazione e bisogni differenti. Quell’esperienza mi ha insegnato che non esiste un unico modo di vivere la disabilità e che, soprattutto, non possiamo pensare di conoscere una persona semplicemente attraverso la sua diagnosi.

Con i tre protagonisti ho provato quindi, attraverso la scrittura, a fare un passo ulteriore: provare ad entrare nel loro mondo e raccontare la realtà dal loro punto di vista, attraverso le loro parole, i loro pensieri e il loro modo di percepire ciò che accade intorno a loro.

Naturalmente è un tentativo, e non ho la pretesa di raccontare la vita delle persone con disabilità al posto loro. Al contrario, sono molto consapevole del fatto che io posso soltanto immaginare ciò che significa abitare quel mondo.


Ma proprio per questo ho scelto tre protagonisti così diversi: perché volevo restituire, almeno in parte, la complessità e l’unicità delle persone che ho incontrato.

Il corale, quindi, non nasce soltanto dall’esigenza narrativa di avere tre storie. È stato il mio modo di provare ad ascoltare tre voci diverse e di ricordare al lettore che dietro ogni diagnosi c’è una persona, e che ogni persona ha una storia che merita di essere raccontata. 

🎙️5. Nel romanzo emerge un concetto molto forte: essere autonomi non significa necessariamente non avere bisogno degli altri, ma poter scegliere come vivere e chi avere accanto. È una delle idee che più ti interessava lasciare al lettore?

Morena:

Sì, assolutamente.

Credo che abbiamo spesso un’idea dell’autonomia legata al “fare da soli”. Ma, in realtà, nessuno di noi è completamente autonomo.

Tutti abbiamo bisogno degli altri. Abbiamo bisogno di una famiglia, di amici, di colleghi, di persone che ci aiutino in determinati momenti della nostra vita.

La differenza, per me, sta nella possibilità di scegliere.

Essere autonomi non significa necessariamente non avere bisogno di qualcuno, ma poter avere voce nelle decisioni che riguardano la propria vita. Poter dire sì, poter dire no, poter esprimere una preferenza, poter sbagliare, poter cambiare idea.

È questo che significa, per me, autodeterminazione.

E credo che sia un diritto che non dovrebbe dipendere dalla presenza o dall’assenza di una disabilità.


🎙️6. Nel percorso dei protagonisti c’è anche il tema del “dopo di noi”, una delle paure più profonde per molte famiglie. Quanto è stato importante per te raccontare non soltanto le persone con disabilità, ma anche i genitori, gli educatori e tutte quelle persone che costruiscono insieme a loro una possibile strada verso il futuro?

Morena:

È stato fondamentale, perché parlare di autonomia significa inevitabilmente parlare anche delle persone che accompagnano quel percorso.

Il “dopo di noi” porta con sé una domanda enorme: cosa succederà quando i genitori non potranno più esserci?

È una domanda che riguarda il futuro, ma che dovrebbe essere affrontata molto prima che quel futuro arrivi.

Nel libro ho voluto raccontare anche le persone che stanno intorno ai protagonisti perché credo che nessuno costruisca la propria strada completamente da solo. Famiglie, educatori, amici e professionisti possono accompagnare, sostenere, creare opportunità.

Ma accompagnare non dovrebbe significare sostituirsi.

Il compito di chi sta accanto, secondo me, è anche quello di creare le condizioni perché l’altra persona possa diventare il più possibile protagonista della propria vita.


🎙️7. Hai scelto di devolvere una parte del ricavato alla Fondazione ANFFAS Caressa ETS, trasformando così il libro da semplice racconto a qualcosa di concreto. Quanto era importante per te che La strada di casa potesse continuare il suo viaggio anche fuori dalle pagine?

Morena:

Era molto importante.

Quando ho iniziato a pensare al libro, non volevo che fosse soltanto una storia da leggere. Sentivo il bisogno che, in qualche modo, potesse restituire qualcosa al mondo da cui nasce.

Io ho avuto la possibilità di conoscere la disabilità attraverso le persone che ho incontrato nella mia vita e nel mio lavoro. Sono state proprio quelle esperienze a insegnarmi molto di quello che oggi provo a raccontare attraverso la scrittura.

Per questo ho sentito il desiderio di restituire qualcosa a quella realtà.

Devolvere parte del ricavato alla Fondazione ANFFAS Caressa ETS è un piccolo gesto, ma per me ha un significato importante: fare in modo che una parte del viaggio del libro possa trasformarsi in qualcosa di concreto.

In fondo, credo che sia anche questo il senso più bello di una storia: quando riesce ad andare oltre chi l’ha scritta.

🎙️8. Alla fine del romanzo arriva una “quarta voce”: la tua. E poi, idealmente, quella del lettore. Se potessi lasciare a chi leggerà La strada di casa una sola domanda da portarsi dentro anche dopo aver chiuso il libro, quale sarebbe?

 


Morena:
“Quante volte guardiamo qualcuno e decidiamo chi è prima ancora di conoscerlo?”

È una domanda che, per me, va oltre il tema della disabilità.

Perché riguarda il modo in cui guardiamo gli altri ogni giorno: attraverso un aspetto, una diagnosi, un comportamento, un pregiudizio, una prima impressione o semplicemente attraverso quello che pensiamo di sapere di loro.

Vorrei che il lettore arrivasse alla fine del libro e si fermasse proprio su questa domanda. Non necessariamente per trovare una risposta, ma per iniziare a interrogarsi sul proprio modo di guardare le persone.

Perché forse, prima ancora di cambiare il modo in cui raccontiamo gli altri, dobbiamo imparare a cambiare il modo in cui li guardiamo.


Ringrazio di cuore Morena Medugno per aver condiviso con noi il suo percorso, le motivazioni che l'hanno portata a scrivere e il significato che attribuisce a questo progetto.

La strada di casa ci ricorda che una casa non è necessariamente soltanto un luogo fisico: può essere una relazione, una possibilità, uno spazio in cui sentirsi accolti e rispettati. E che l'autonomia non coincide con il fare tutto da soli, ma anche con la libertà di scegliere e di costruire relazioni autentiche.

Grazie a Morena per aver dato voce a queste storie e per aver scelto di accompagnare il suo libro a un gesto concreto di solidarietà.

E grazie a voi, Readers, per essere arrivati fin qui e per continuare a sostenere questa rubrica dedicata agli autori e alle storie che meritano di essere ascoltate.

❤️ E adesso tocca a voi: secondo voi, che cosa significa davvero sentirsi a casa?

Vi aspetto nei commenti!

Alla prossima intervista, Readers. 📚☕❤️

 


 

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