📚❤️Buongiorno Readers! ❤️
oggi voglio accompagnarvi alla scoperta di una storia che, pagina dopo pagina, ci invita a fermarci e a guardare le persone oltre ciò che vediamo.
Il libro di cui parliamo oggi è La strada di casa di Morena Medugno, un romanzo corale che racconta tre vite, tre percorsi differenti e un'unica grande domanda: che cosa significa davvero essere autonomi e poter scegliere della propria vita?
Morena Medugno ci presenta Giovanni, Lisa e Giuliano, tre persone con disabilità molto diverse tra loro, ma unite da qualcosa che va ben oltre qualsiasi diagnosi: il desiderio di essere riconosciuti nella propria individualità, nelle proprie emozioni, nei propri desideri e soprattutto nella possibilità di costruire il proprio futuro.
🌱La prima voce che incontriamo è quella di Giovanni, diciannove anni.
Giovanni non parla, ma questo non significa che non abbia nulla da dire.
Il suo modo di comunicare passa attraverso il corpo, gli sguardi, i gesti, le abitudini e quei piccoli segnali che soltanto chi gli sta vicino ha imparato a riconoscere.
Il suo mondo è fatto di cose apparentemente semplici: la Pantera Rosa, i furgoni bianchi, i cantieri, la piscina, le passeggiate e il cavallo.
Attraverso i suoi ricordi scopriamo anche il percorso compiuto dalla sua famiglia. Una diagnosi, soprattutto quando arriva all'inizio di una vita, può sembrare capace di disegnare un futuro già scritto.
Ma Giovanni dimostra quanto sia difficile prevedere ciò che una persona potrà conquistare.
Passo dopo passo impara a camminare, a mangiare autonomamente e, soprattutto, a comunicare.
Poi arriva un momento inevitabile: la fine della scuola.
E con essa una domanda che riguarda il futuro.
Come può essere la vita di Giovanni quando le giornate non saranno più scandite dalla scuola e quando ogni uscita dipenderà dalla disponibilità di qualcun altro?
La famiglia comincia così a cercare una nuova possibilità.
Il trasferimento in una nuova struttura porta con sé paura, dubbi e cambiamenti. Ma anche qualcosa di inaspettato: una capanna di legno costruita pensando proprio a Giovanni e alle sue passioni.
Gli educatori imparano la sua lingua.
Non una lingua fatta di parole, ma di segnali, abitudini, gesti e dettagli.
E Giovanni scopre che lasciare la propria casa non significa necessariamente lasciare indietro le persone che lo hanno accompagnato per tutta la vita.
A volte significa permettere a quelle persone di insegnare ad altri come conoscerci.
🍞Poi incontriamo Lisa, una donna adulta non vedente.
Il suo modo di conoscere il mondo passa attraverso i sensi.
I profumi, i rumori, le consistenze, le voci diventano la sua mappa personale.
E tra tutti i ricordi ce n'è uno particolarmente importante: il profumo del pane.
Lisa è cresciuta in una famiglia di panettieri e quel profumo diventa il simbolo della sua prima casa, della sua infanzia e delle persone che hanno fatto parte della sua vita.
Ma Lisa non è soltanto la sua disabilità.
È una donna ironica, curiosa, affettuosa, golosa e determinata.
Anche per lei arriva il momento in cui il futuro chiede di essere affrontato.
I genitori invecchiano e comprendono che devono pensare a ciò che accadrà quando non potranno più essere loro a occuparsi della figlia.
Nasce così il difficile percorso verso il “dopo di noi”.
Un'espressione che racchiude una delle paure più grandi per una famiglia: cosa succederà alla persona che amo quando io non potrò più esserci?
Anche per Lisa il trasferimento rappresenta inizialmente una perdita.
La casa, il profumo del pane, la presenza dei genitori sembrano appartenere a un mondo ormai lontano.
Poi, lentamente, Lisa comincia a costruire una nuova mappa.
Impara nuovi rumori, nuovi odori, nuove presenze.
Trova il proprio spazio e scopre che anche quella nuova realtà può diventare casa.
E soprattutto comprende qualcosa di fondamentale: una nuova casa non sostituisce la famiglia. Può diventare il modo per costruire un futuro quando quella famiglia non potrà più esserci.
♿La terza storia è quella di Giuliano, trentacinque anni, un uomo in carrozzina che non parla e che vive autonomamente nella propria casa grazie alla presenza di assistenti personali.
Ed è proprio attraverso Giuliano che il libro ci porta davanti a una domanda ancora più profonda:
essere autonomi significa non avere bisogno di nessuno?
La sua esperienza sembra suggerire una risposta diversa.
Giuliano ha conquistato la propria autonomia non eliminando il bisogno di aiuto, ma imparando a organizzarlo.
Ha cercato una casa accessibile, costruito una rete di assistenti, imparato a gestire la quotidianità e soprattutto ha cercato il proprio modo di far sentire la propria voce.
Al suo fianco ci sono la famiglia, le persone che lavorano con lui e quelle che, nel corso degli anni, sono diventate molto più di semplici assistenti.
Suo padre Pasquale gli ha insegnato a non rinunciare al mondo: festival, viaggi, Olimpiadi e nuove esperienze.
Davanti a un ostacolo non necessariamente si torna indietro.
A volte si cerca semplicemente un'altra strada.
Anche sua madre Katia deve affrontare un cambiamento importante: accettare che il figlio possa scegliere di vivere la propria vita, anche quando questo significa lasciargli spazio e fidarsi di altre persone.
Giuliano ci mostra così che autonomia non significa fare tutto da soli.
Significa poter scegliere.
Scegliere come vivere.
Scegliere chi avere accanto.
Scegliere quali relazioni coltivare.
Scegliere persino quando una relazione è arrivata alla sua conclusione.
Perché una relazione autentica non si misura necessariamente dal tempo che dura, ma dalla presenza che lascia.
❤️Dopo Giovanni, Lisa e Giuliano arriva una quarta voce.
Quella di Morena.
Perché raccontare queste storie significa inevitabilmente mettersi in discussione.
I tre protagonisti non sono l'autrice, ma nascono dagli incontri, dalle esperienze e da quelle persone capaci di cambiare, nel tempo, il nostro modo di guardare il mondo.
Ed è proprio qui che il significato del titolo diventa ancora più profondo.
La strada di casa non è una destinazione.
Non è necessariamente il luogo in cui siamo nati.
È una strada che si costruisce attraverso gli incontri, le relazioni, le possibilità e le scelte.
E forse è proprio questo il messaggio più importante che il libro lascia al lettore.
Ci invita a chiederci cosa significhi davvero essere autonomi.
Chi stabilisce cosa sia “normale”?
Quanto della nostra libertà dipende dalle nostre capacità e quanto, invece, dalle opportunità che la società decide di renderci accessibili?
Sono domande che non hanno necessariamente una risposta semplice.
E forse Morena non vuole nemmeno darcela.
Perché dopo Giovanni, Lisa, Giuliano e Morena arriva la voce più importante: quella del lettore.
Siamo noi a raccogliere quelle domande.
Siamo noi a decidere con quale sguardo osservare le persone che incontriamo.
E siamo noi, ognuno con il proprio passo, a continuare quella strada.
Perché alla fine casa non è soltanto un luogo in cui tornare.
Può essere il luogo, o la relazione, in cui finalmente possiamo sentirci riconosciuti per ciò che siamo.
E forse la vera libertà non consiste nel non avere bisogno di nessuno.
Forse consiste nell'avere la possibilità di scegliere come vivere la propria vita e chi avere accanto mentre la si percorre.
❤️ Grazie Morena, per averci affidato queste storie e per averci accompagnato lungo una strada fatta di domande, emozioni, cambiamenti e possibilità.
Grazie per averci ricordato che dietro una diagnosi c'è sempre una persona, con desideri, paure, passioni, sogni e soprattutto il diritto di essere ascoltata.
E grazie a voi, Readers, per essere arrivati fin qui e per aver condiviso con me questo viaggio dentro La strada di casa.
📚 Alla prossima storia, alla prossima strada e, come sempre, alla prossima lettura.
Un abbraccio dalla vostra veroBook ❤️



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