Quando ascoltare diventa un modo per comprendere
Buongiorno Readers! ☀️📚❤️
Benvenuti a un nuovo appuntamento con la mia rubrica Scrittori in evidenza, lo spazio in cui amo dare voce agli autori, scoprire le persone che si nascondono dietro le loro parole e conoscere le storie, le esperienze e le emozioni che danno vita ai loro libri.
Oggi ho il piacere di presentarvi Deborah, biologa che ha intrapreso il proprio percorso professionale nel 2006 e che, nel 2011, ha scelto di dedicarsi alla nutrizione.
Un cammino che, negli anni, le ha permesso di conoscere non soltanto il rapporto delle persone con il cibo, ma anche quel mondo fatto di gesti, sguardi, silenzi e piccoli particolari che possono raccontare molto di
ciò che una persona porta dentro di sé.✨ Attraverso la sua esperienza, Deborah ha sviluppato una particolare sensibilità verso quei dettagli che spesso passano inosservati: un sospiro, un movimento involontario, il tono della voce o una postura possono diventare spunti di riflessione sul vissuto di chi si trova davanti a lei.
Da queste osservazioni nasce il desiderio di raccontare storie capaci di esplorare il legame tra le esperienze personali, le fragilità emotive e il rapporto con il cibo.
Nel suo libro, i personaggi sono frutto della sua immaginazione e non corrispondono a persone reali. Attraverso di loro, Deborah affronta tematiche delicate e importanti, invitando il lettore a osservare la sofferenza con maggiore empatia e senza pregiudizi.
📖Al centro del racconto troviamo Michela e le sue figlie, protagoniste di una realtà complessa, segnata dalla solitudine e da difficoltà che sembrano troppo grandi da affrontare.
Nel loro cammino incontreranno una professionista capace di offrire ascolto e sostegno, diventando un punto di riferimento importante per intraprendere un percorso di consapevolezza e cambiamento.
Il libro affronta anche il tema dei disturbi alimentari, con un'attenzione particolare ai giovani e alla difficoltà di chiedere aiuto per vergogna o paura.
Il messaggio che Deborah desidera trasmettere è chiaro: chiedere aiuto è importante e nessuno dovrebbe sentirsi costretto ad affrontare da solo il proprio dolore.
Una riflessione che va oltre il rapporto con il cibo e ci invita a prenderci cura di noi stessi, della nostra immagine e delle nostre emozioni.
🎤 Ho voluto conoscere più da vicino la donna che si cela dietro la professionista, il percorso che l'ha condotta alla scrittura e le motivazioni che l'hanno spinta a condividere con i lettori storie così delicate.
Le ho rivolto otto domande per scoprire il suo modo di intendere l'ascolto, il valore dell'empatia e il messaggio che spera di lasciare a chi si avvicinerà al suo libro.
✍️ Ecco la nostra intervista.
1. Hai iniziato il tuo percorso professionale come biologa nel 2006 e solo nel 2011 hai scelto di dedicarti alla nutrizione. Cosa ti ha portata verso questa scelta e quanto ha cambiato il tuo modo di guardare le persone che incontri nel tuo lavoro?
Deborah: È venuto tutto in modo naturale, ho iniziato a seguire dei master ed eccomi qui! L'interesse è andato crescendo, studiando e ho seguito un pò anche l'istinto e l'innata capacità di ascolto e riflessione. Con gli anni questa inclinazione è divenuta il mio punto di forza nel dialogo con il paziente.
2. Nel tuo libro racconti di aver imparato a osservare i pazienti anche attraverso piccoli dettagli: un gesto, un sospiro, il modo di sistemarsi i capelli, il tono della voce o la postura. Quando hai iniziato a renderti conto che dietro quei gesti potevano nascondersi storie molto più profonde?
Deborah:
Ogni persona veste la sua vita...basta saper osservare e le nostre abitudini, il nostro modo di parlare tanto altro riflettono il nostro essere e il nostro vissuto. È stato un crescendo, con il passare degli anni ho avuto modo di incontrare tantissime persone che mi hanno a loro modo dato tanto. Sono cresciuta come professionista e come persona affinando la mia sensibilità.
3. Dici che questi “fotogrammi” ti hanno portata, nel tempo, a immaginare la vita dei tuoi pazienti fuori dallo studio e il loro rapporto con il cibo. Quanto è importante, secondo te, imparare ad ascoltare anche ciò che una persona non riesce o non vuole dire?
Deborah: Sembrerà assurdo ma c'è realmente una connessione tra il nostro modo di essere, la nostra vita e il modo in cui mangiamo. L'emotività di un individuo porta lo stesso ad approcciarsi al cibo in più modi. Anche la sua cultura, le sue origini. Tutte queste informazioni mi hanno aiutato ad avere una visione delle situazioni molto più accurata.
4. Al centro della storia troviamo Michela e le sue figlie, personaggi che attraversano fragilità, solitudine e difficoltà, ma anche un percorso di rinascita. Perché hai scelto proprio una famiglia come punto di partenza per raccontare il cambiamento?
Deborah: . Sono tutte storie vere, romanzate ma reali. Michela è stata una mia paziente, ovviamente non è questo il suo nome. Ho scelto lei perchè racconta una situazione delicata che purtroppo riscontro anche in altre situazioni. Oggi Michela racchiude un pò tutto...famiglia a pezzi, fragilità, bambini allo sbaraglio e tanto altro.
5. Nel libro l'ascolto professionale sembra avere un ruolo fondamentale: una nutrizionista che non si limita a parlare di alimentazione, ma diventa un punto di riferimento e un “faro” per chi ha davanti. Quanto pensi che empatia, disponibilità e sostegno siano importanti nel percorso di una persona?
Deborah: Sono fondamentali. Non bisogna mai essere troppo disponibili ma è importantissimo, un po' come la figura di un genitore, i SI ci devono essere, la comprensione, ma un NO fermo deciso, un rimettere in linea chi tende ad uscire da questa...è importantissimo. Esserci è fondamentale. Il mio paziente deve sentire che sono lì non per giudicare ma per decidere insieme.
6. Hai scelto di affrontare anche il tema dei disturbi alimentari, soprattutto pensando ai ragazzi e alla difficoltà di chiedere aiuto per vergogna o paura. Cosa vorresti che un giovane lettore portasse con sé dopo aver letto la tua storia?
Deborah: Questo è il motivo per il quale ho scritto questo libro. Nasce dal desiderio di far conoscere alcune realtà anche solo accennandole con delicatezza in modo che parole non dette arrivino ugualmente al lettore. Spero che un giorno questo libro possa essere una lettura per studenti, uno spunto per affrontare un argomento così delicato tanto da imparare che chiedere aiuto è doveroso.
7. La frase che rivolgi ai ragazzi — “La mia immagine sei tu che la fai, ma la mia vita sono io che la gestisco” — racchiude un messaggio molto forte. Cosa significa per te questa frase e perché hai sentito il bisogno di inserirla nel percorso del libro?
Deborah: Questa non è una frase che riporto nel libro è una frase che dico loro per farli riflettere ed è sicuramente un modo per scuoterli, per tirare fuore in alcuni una grinta nascosta...dimenticata.
8. Nel tuo racconto ci sono anche storie dolorose, come quella del ragazzo che lascia una lettera alla dottoressa. Nonostante la sofferenza, però, il tuo messaggio sembra essere soprattutto un invito a chiedere aiuto. Se potessi lasciare una sola frase al lettore che sta vivendo un momento difficile con il cibo, con il proprio corpo o con se stesso, quale sarebbe?
Deborah: Il cibo non è un giudice, un premio, una consolazione o una punizione per il tuo valore. Caterina, figlia di Michela. nel libro lo dimostra.
❤️Readers, siamo arrivati alla fine di questo incontro con Deborah.
Desidero ringraziarla sinceramente per aver accettato il mio invito e per aver condiviso con noi il suo percorso, le sue riflessioni e la sensibilità che accompagna il suo lavoro.
Credo che dare spazio a storie come questa sia importante perché ci ricorda quanto sia necessario imparare ad ascoltare, sospendere il giudizio e riconoscere che dietro ogni persona può esserci una battaglia di cui non conosciamo nulla.
Un grazie va anche a voi, Readers, che continuate a seguirmi, a leggere le mie interviste e a sostenere questo spazio dedicato agli autori e alle loro storie. ❤️
Se l'intervista vi ha colpito, lasciate un commento e raccontatemi quale riflessione vi portate a casa da questo incontro.
Alla prossima intervista, Readers! 📚✨
Con affetto,
veroBook ❤️








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