Una vita tra scelte, cambiamenti e nuove strade
Buongiorno Readers! ❤️📚
Oggi vi porto alla scoperta di un autore che ha deciso di mettersi in gioco in un territorio nuovo, quello della scrittura, dopo aver attraversato esperienze professionali e personali molto diverse tra loro.
Il nostro ospite è Andrea Di Paola, autore del suo romanzo d’esordio Sotto il Cielo Sbagliato. La sua storia è quella di un uomo che ha saputo affrontare cambiamenti importanti, reinventarsi e intraprendere strade differenti, portando con sé un bagaglio di esperienze che oggi trova spazio
anche nella sua scrittura.Ma prima di parlare del suo libro, conosciamo meglio l'uomo che si cela dietro la penna.
Andrea nasce a Foggia il 18 luglio 1981. Dopo aver trascorso i primi anni a Costigliole d’Asti, cresce a Torino, città in cui vive fino ai diciannove anni. È proprio a quell’età che affronta una delle prime grandi sfide del suo percorso: supera il concorso per l’Accademia Navale, classificandosi dodicesimo su circa 25.000 candidati.
Entra nella prima Sezione Stato Maggiore e intraprende il percorso di formazione previsto per gli ufficiali. Dopo quasi cinque anni nella Marina Militare, però, decide di congedarsi con onore e tornare a Torino, dove si iscrive al Politecnico per studiare Ingegneria Edile.
Durante gli studi lavora anche come Vigile del Fuoco discontinuo, conseguendo diverse abilitazioni professionali e le patenti per la guida dei mezzi pesanti.
Il suo percorso lavorativo continua poi in ambiti differenti: per cinque anni opera nel settore bancario come promotore finanziario, dopo aver superato l’esame di abilitazione con il massimo dei voti, e successivamente diventa manager per un’azienda inglese produttrice di miniature.
La pandemia di Covid segna una nuova svolta. La chiusura dell’azienda lo lascia senza lavoro, con un mutuo da sostenere e due figli piccoli. Di fronte a questa situazione, Andrea sceglie ancora una volta di ripartire e intraprende la professione di autista, che svolge tuttora.
Una vita professionale così articolata racconta molto della capacità di adattarsi ai cambiamenti e di affrontare nuove sfide. Ed è proprio da questo percorso che oggi nasce un'altra esperienza: quella della scrittura.
A quarantacinque anni, infatti, Andrea decide di dare forma a una nuova passione, trasformando parte delle proprie esperienze in una storia destinata a lasciare qualcosa di sé alle persone più importanti della sua vita: i suoi figli.
Il libro che segna l’ingresso di Andrea Di Paola nel mondo della narrativa è Sotto il Cielo Sbagliato, un fantasy realistico ambientato su Eryndor, un mondo sconosciuto dove non esiste la magia e il protagonista, Uriel Ferri, deve affidarsi soltanto alle proprie capacità per sopravvivere.
Uriel Ferri, ha diciannove anni quando, durante una missione militare in Giordania, un evento inspiegabile lo strappa alla sua realtà e lo catapulta in un luogo sconosciuto.
Solo, ferito e con poche risorse a disposizione, Uriel deve innanzitutto sopravvivere e capire dove si trova. Ma il cielo sopra di lui ha due lune e il mondo che lo circonda segue regole, culture e sistemi che non conosce.
Qui non è un prescelto, non possiede poteri speciali e non è destinato a salvare il mondo. Può contare soltanto sulle proprie conoscenze, sull’ingegno e sulla capacità di imparare da ciò che lo circonda.
L’incontro con Eirlys, una donna appartenente al popolo degli Aelysi, rappresenta il suo primo vero contatto con gli abitanti di Eryndor. Ma anche comunicare richiede tempo e pazienza: le differenze linguistiche e culturali non possono essere superate con una soluzione immediata.
Uno degli aspetti centrali del romanzo è la costruzione di un mondo credibile e autonomo. Eryndor possiede popoli, lingue, culture, sistemi politici ed economici, flora, fauna e un proprio sistema astronomico. Ogni elemento è pensato per contribuire a una realtà che esiste indipendentemente dal protagonista.
Accanto alla storia, c’è anche una scelta particolare: Andrea pubblica il romanzo su Wattpad mentre la narrazione è ancora in corso, condividendo con i lettori il percorso di crescita dell’opera e parte del lavoro che si nasconde dietro la sua realizzazione.
Al centro del viaggio di Uriel rimane una domanda che supera i confini del fantasy e invita a riflettere anche sulla nostra vita: che cosa significa davvero tornare a casa?
Ma questa non è soltanto una storia di mondi lontani e avventure: è anche un racconto che ci invita a riflettere sulle scelte, sulla capacità di adattarsi e sul significato più profondo della parola casa.
In questa intervista conosceremo meglio Andrea, il suo percorso e la nascita del suo romanzo. Ci addentreremo nel suo modo di costruire una storia, nel lavoro che si nasconde dietro Eryndor e nelle domande che hanno dato vita al viaggio di Uriel.
Perché, a volte, per capire dove vogliamo tornare dobbiamo prima scoprire ciò che non conosciamo.
☕ Prendete la vostra bevanda preferita, mettetevi comodi e lasciamoci accompagnare dalle parole del nostro ospite.
1. Dalla Marina Militare alla scrittura: il filo invisibile
Ha attraversato esperienze professionali molto diverse, ma molte di esse sembrano avere in
comune disciplina, responsabilità, capacità di adattamento e gestione dell'imprevisto. Quanto
di quell'uomo formato dalla Marina, dal lavoro come Vigile del Fuoco e dalle successive
esperienze professionali è finito inconsapevolmente dentro Uriel Ferri? E c'è qualcosa che,
invece, ha scelto deliberatamente di lasciare fuori dalla pagina?
Andrea: Partirei col dire che Uriel non è un mio alter ego. È un personaggio che, però, attinge abbondantemente a una parte della mia formazione e delle mie competenze.
Ci sono comunque competenze che ho volutamente lasciato fuori, perché non volevo che Uriel le avesse. Ma, più ancora delle competenze, sono rimaste fuori alcune esperienze di vita. Esperienze che inevitabilmente ti segnano, ti cambiano e finiscono per farti affrontare la vita in maniera molto diversa. Anche la sua età, in questo senso, ha un peso. Uriel ha diciannove anni: può avere una parte della mia formazione, ma non può avere sulle spalle tutto ciò che ho vissuto io negli anni successivi. Ed è anche questo che mi permette di mantenerlo un personaggio distinto da me.
2. A diciannove anni Uriel parte per un mondo che non conosce. A quarantacinque
anni lei ha deciso di entrare in un territorio altrettanto sconosciuto: quello della
scrittura.
C'è un parallelismo tra il viaggio del suo protagonista e il suo percorso personale? In altre
parole: quando ha iniziato a scrivere Sotto il Cielo Sbagliato, stava semplicemente
raccontando la storia di Uriel oppure, in qualche modo, stava raccontando anche la propria
esperienza di fronte ai cambiamenti, alle perdite e alle ripartenze della vita?
Andrea: Per rispondere a questa domanda devo partire dal motivo per cui ho deciso di scrivere questo libro: i
miei figli.
Sono una persona semplice. Non sono ricco economicamente, ma credo di esserlo più di altri per quanto riguarda la formazione e le esperienze che ho avuto la fortuna di accumulare nel corso della mia vita. Volevo lasciare questa esperienza ai miei figli. Volevo che fosse la mia eredità per loro, ma desideravo che fosse qualcosa di concreto, tangibile. Qualcosa che potesse rimanere.
Ho deciso di farlo attraverso Uriel. Per questo, anche se Uriel non è me, dentro il mio personaggio ci sono le mie esperienze.
3. Uriel non è un prescelto, non ha poteri e non deve salvare il mondo.
In un genere in cui spesso il protagonista viene scelto dal destino, lei ha compiuto una scelta quasi controcorrente: mettere al centro un ragazzo che possiede soltanto ciò che ha imparato nella sua vita. Perché era importante per lei privarlo di ogni “scorciatoia narrativa”? Crede
che, in fondo, sia proprio la nostra vulnerabilità a renderci davvero protagonisti delle nostre vite?
Andrea: La risposta parte proprio dal motivo che spiegavo prima. Un personaggio dotato di magia avrebbe avuto, inevitabilmente, la vita più facile. Io invece volevo che i miei figli potessero prendere Uriel come esempio.Volevo che capissero che la vita non è facile e che, a volte, può metterci davanti a situazioni disperate, dalle quali sembra non esserci una via d'uscita. Ma se riusciranno a rimanere calmi e lasceranno lavorare la loro arma migliore, cioè la mente, allora una risposta potranno trovarla. Quindi sì, credo che siano proprio il nostro essere imperfetti e vulnerabili e le scelte che facciamo ogni giorno a renderci protagonisti della nostra vita. Perché ogni scelta comporta una conseguenza, per quanto banale quella scelta possa sembrarci.
4. Eryndor non esiste per Uriel: esiste anche senza di lui.
Questo è uno degli aspetti più interessanti del suo progetto. Ha costruito culture, lingue,
sistemi politici ed economici, tecnologia, fauna, flora e persino un sistema astronomico con
l'intento che il mondo continui a vivere indipendentemente dal protagonista. Quanto lavoro e
quanta ricerca ci sono dietro questa scelta? E quanto è difficile, per uno scrittore, accettare che
il proprio personaggio non sia necessariamente “il centro dell’universo”?
Andrea:Moltissimo lavoro e moltissima ricerca. Ma erano inevitabili, se volevo creare un mondo che fosse davvero verosimile. Un mondo che, almeno potenzialmente, potesse esistere da qualche parte
nell'universo.
Per farlo non basta inventare luoghi, popoli, animali o culture e appoggiarli lì per caso. Ogni elemento del mondo che ho costruito ha conseguenze sugli altri aspetti e deve funzionare insieme a essi. Gli ecosistemi funzionano davvero, il sistema planetario funziona davvero, così come funzionano le conseguenze che la presenza delle lune ha sul pianeta.
Ed è proprio questo a rendere il lavoro così grande: ogni volta che introduco qualcosa devo considerare anche le conseguenze che avrà su tutto il resto.
Il fatto che Uriel non sia al centro dell'universo, invece, non mi pesa affatto. Del resto, nessuno di noi è il centro del mondo o dell'universo. Ognuno di noi cammina su un mondo che esiste indipendentemente da noi e nel cui funzionamento siamo, essenzialmente, trascurabili.
5. Il primo vero incontro di Uriel con Eirlys passa anche attraverso l'impossibilità di
comunicare.
Niente traduttori universali, niente comprensione immediata: la lingua diventa una barriera
reale. Ma spesso anche nel nostro mondo parliamo la stessa lingua e non riusciamo comunque
a comprenderci. Voleva che questa difficoltà linguistica diventasse anche una riflessione più
profonda sulla distanza tra le persone, sulle differenze culturali e sulla possibilità — o
impossibilità — di costruire un ponte verso ciò che non conosciamo?
Andrea:Sì e no. Volevo dimostrare che anche là dove non c'è comprensione tra le persone, un modo per riuscire a comprendersi esiste. C'è sempre un terreno comune che possiamo cercare e condividere.
Allo stesso tempo, volevo che la comunicazione tra Uriel ed Eirlys fosse vera o, per meglio dire, che non avesse scorciatoie. Non volevo che potessero semplicemente capirsi da un momento all'altro.
In fondo, nel romanzo ogni cosa va faticata. Uriel non riceve gratuitamente né la sopravvivenza, né la lingua, né i rapporti con gli altri. Deve costruirli e conquistarli, da solo o insieme agli altri.
6. La domanda «che cosa significa davvero tornare a casa?» sembra essere il cuore
più profondo del romanzo.
Dopo una vita caratterizzata da cambiamenti importanti e da diverse ripartenze, che cosa
significa oggi per lei la parola casa? È un luogo, una persona, una certezza, una memoria...
oppure può essere qualcosa che si costruisce soltanto dopo aver perso il proprio punto di
riferimento?
Andrea:Questo è, senza ombra di dubbio, il tema fondamentale del romanzo.
Proprio come Uriel, sono stato lontano da casa per gran parte della mia vita. Certo, non su un altro
pianeta.
Spesso, quando diciamo “casa”, pensiamo alle mura fisiche dell'abitazione oppure alla famiglia con cui
viviamo. Secondo la mia esperienza, invece, casa può essere un luogo, un'emozione, un posto o una
persona che ti fa sentire al sicuro, amato e protetto. È dove puoi essere te stesso e, soprattutto, dove puoi permetterti di essere vulnerabile.
Per me sono stati casa i miei commilitoni. Lo sono stati i colleghi Vigili del Fuoco dopo interventi
particolarmente pesanti. Lo è il mio paese, ma lo è stato anche un porto in una nazione straniera.
Ma, soprattutto, casa è l'amore delle persone che ti vogliono bene.
7. Hai scelto di pubblicare il romanzo su Wattpad mentre la storia era ancora in
corso, permettendo ai lettori di assistere alla sua nascita e persino di intervenire con
osservazioni e critiche.
Quanto è difficile, per uno scrittore, mostrare al pubblico un'opera mentre è ancora “viva”,
quindi imperfetta, modificabile e in divenire? E soprattutto: c'è mai stato un momento in cui il
confronto con i lettori ha messo in discussione una scelta narrativa che lei era convinto di
voler mantenere?
Andrea:Sicuramente non è un percorso facile, sotto molti punti di vista. Potenzialmente apre molto di più la strada al fallimento e impone anche diversi limiti.
Però sentire il parere dei lettori mentre sto ancora costruendo la storia, poterne parlare quasi come si parlerebbe di una serie mentre si aspetta l'episodio successivo, mi piace moltissimo.
Ogni osservazione che ricevo dai lettori la verifico sempre, ma per me è fondamentale distinguere tra due cose: un parere personale e un problema reale.
Nel primo caso è una questione di gusti, e quindi non modifico nulla. Nel secondo, invece, cerco di capire se quel problema esiste davvero e, soprattutto, perché il lettore lo abbia percepito.
Una scelta narrativa, però, non è mai stata messa in discussione dal parere di un lettore. È capitato che modificassi la formulazione di un pensiero per renderlo più comprensibile, ma la linea del romanzo resta una mia decisione. Del resto, resta pur sempre la mia opera.
8. Ti lascio una domanda che forse va oltre il romanzo.
Se potessi mettere davanti a te il ragazzo di diciannove anni che entra in Accademia Navale,
l'uomo che attraversa tutte le sue successive esperienze professionali e lo scrittore che oggi ha
pubblicato il suo primo romanzo, cosa pensa che si direbbero? E soprattutto: secondo lei, tutte
quelle versioni di Andrea stavano inconsapevolmente andando verso lo stesso punto... oppure
la vita ti ha semplicemente insegnato che non esiste un'unica strada per arrivare a casa?
Andrea:È una bella domanda. Credo che, se il me stesso di oggi potesse tornare indietro e parlare con quello di allora, avrebbe parecchie cose da dirgli. Scelte che avrebbe potuto fare diversamente, consigli su come gestire determinate situazioni.
Ma purtroppo non è possibile. Il tempo scorre sempre in avanti, tolte alcune teorie fisiche.
Quindi dobbiamo imparare a trovare la strada di casa con le carte che abbiamo a disposizione. E quelle strade possono essere diverse.
Forse avrei potuto fare scelte differenti, percorrere altre strade e arrivare comunque a essere un Andrea di quarantacinque anni che scrive il suo romanzo per i suoi figli.
Ringrazio Andrea per aver condiviso con noi il suo percorso, le sue riflessioni e la visione che si cela dietro Sotto il Cielo Sbagliato.
È stato interessante scoprire non soltanto il lavoro necessario per dare vita a un mondo immaginario credibile, ma anche il significato personale che la scrittura assume per lui.
Il suo romanzo ci ricorda che non sempre servono poteri straordinari per affrontare le difficoltà: a volte sono l'ingegno, la perseveranza e la capacità di costruire legami a fare la differenza.
Ora non resta che lasciarsi incuriosire da Eryndor e accompagnare Uriel nel suo viaggio, alla scoperta di un mondo nuovo e di una domanda che continua a risuonare anche oltre l'ultima pagina: dove si trova davvero casa?
Grazie a voi, Readers, per essere passati di qui e per continuare a condividere con me la passione per i libri e per le storie che sanno lasciare qualcosa dentro di noi.
Alla prossima intervista, con un nuovo autore e nuove storie da scoprire! ❤️📖














Nessun commento:
Posta un commento
Benvenuto/a nella mia vita ... lascia un commento, un giudizio e anche un opinione negativa se vi è... migliorarmi è il mio obbiettivo ^_^
Sarò felicissima di risponderti Ti aspetto!!!! e Grazie per aver fatto parte della mia Vita