Carissimi Reader, eccoci con il nostro appuntamento settimanale con i nostri scrittori e oggi vi presento Anna.
Mi chiamo Anna Driesen e vengo da un mondo che, sulla carta, sembra lontano dalle storie d’amore.
Sono laureata in ingegneria gestionale, lavoro con certificazioni qualità e organizzazione aziendale, numeri, processi, ordine. Ma la verità è che l’ordine l’ho sempre cercato anche altrove: nei libri, nelle emozioni, nelle vite degli altri.
Sono mamma di una giovane adolescente, e chi lo è sa quanto questo ruolo ti cambi lo sguardo sul
tempo, sulle scelte, sulle verità che contano davvero.Leggo da sempre, leggo tanto. Sono una divoratrice di storie MM, in italiano e in inglese, perché lì ho trovato amori che non chiedono permesso, che esistono e basta.
La scrittura è arrivata quasi in punta di piedi, quando sono entrata nel gruppo dello Skam Big Bang. Da lì le fanfiction, poi la consapevolezza che quelle voci non volevano più restare in prestito. Volevano essere mie.
Così ho deciso di dar loro spazio, dignità, un futuro.
Scrivo perché credo che raccontare l’amore, in tutte le sue forme, sia un atto di verità. E perché, anche quando sembra tardi, non lo è mai davvero.
Il mio primo romanzo si intitola “Non è mai troppo tardi” ed è nato come una confessione.
È la storia di Ruben, un padre che sceglie di raccontare al figlio l’amore più grande della sua vita: quello per Lewis. Lo fa attraverso diari e lettere, perché a volte scrivere è l’unico modo per trovare il coraggio di dire le cose più difficili.
Ho ambientato questa storia ad Anversa, una città viva, presente, testimone silenziosa di un amore intenso e fragile.
In questo libro parlo di tempo che scorre, di dolore che resta, ma anche della possibilità di trasformarlo in speranza. Perché l’amore non finisce se qualcuno lo ricorda. E perché essere felici non ha una scadenza.
Con “Dove il cuore batte forte” ho continuato il viaggio, seguendo ancora Lewis, ma in un’altra fase della sua vita. Qui il dolore è più recente, più rumoroso. Il futuro sembra spento, finché non arriva Sebastian, giovane, esuberante, imperfetto.
Il loro incontro non è una favola: è una rinascita lenta, fatta di famiglia, cura, tentativi, cadute e piccoli battiti che tornano a farsi sentire.
Questi romanzi fanno parte della trilogia Heartbeats, perché credo che l’amore vero abbia sempre un suono: a volte è un colpo forte, altre un sussurro.
La colonna sonora ideale? “Enjoy the Silence” dei Depeche Mode. Perché non tutto va spiegato. Alcune emozioni vanno solo ascoltate.
Scrivo storie LGBT perché raccontano l’umano, punto.
Scrivo per chi ha amato, perso, ricominciato.
Scrivo per ricordare che, anche quando tutto sembra fermo, il cuore può tornare a battere.
Adesso che abbiamo Conosciuto un po' Anna passiamo alla sua intervista :
1. Da ingegneria gestionale alle storie che battono forte: Quando hai capito che la scrittura non era solo u hobby, ma un posto sicuro dove restare?
Anna: All’inizio la mi vita seguiva solo ed esclusivamente un percorso solido e razionale. Ma fra libri tecnici e manuali di ingegneria ho scoperto la narrativa e i romance MM e ho iniziato a divorarli. Mi sono lanciata a scrivere fanfiction per respirare. Poi ho capito che non era più solo un rifugio occasionale ma il luogo dove tornavo sempre, soprattutto nei momenti in cui non mi riconoscevo altrove. Scrivendo ho trovato uno spazio di verità e di libertà: personaggi che possono amare senza chiedere permesso, emozioni che non devono essere ridimensionate. In quel momento ho capito che la scrittura era un posto sicuro dove restare, una casa costruita con le parole, capace di tenere insieme chi ero e chi stavo diventando.
- Non è mai troppo tardi nasce come diario e lettere di un padre al figlio. Quanto è stato difficile entrare nella voce di Ruben senza proteggerti troppo emotivamente?
Anna: Non è mai troppo tardi non è stato scritto “da fuori”, ma da dentro. Non ho cercato di proteggermi, perché sarebbe stato come tradire la verità del personaggio e della storia che racconta. Ogni lettera, ogni riflessione, mi costringeva a rallentare e ad ascoltare emozioni scomode, a volte persino a fermarmi. È stato un percorso intenso, a tratti faticoso, ma necessario: solo ascoltando fino in fondo la sua voce ho potuto renderla autentica.
- Nei tuoi libri l’amore LGBT non è mai “spiegato”, è semplicemente vissuto. È stata una scelta consapevole o è il tuo modo naturale di raccontare le storie?
Anna: E' il mio modo naturale di raccontare le storie. Scrivo libri LGBT perché è lì che vedo l’amore messo alla prova in modo più netto: non tanto per ciò che i personaggi sentono, ma per ciò che devono attraversare. Le difficoltà non sono mai l’orientamento in sé, ma tutto quello che gli ruota intorno — il non detto, la paura di deludere, l’idea di dover essere sempre “forti” o “discreti”. Spiegare significerebbe prendere distanza, invece io voglio stare dentro le relazioni, farle vivere nella loro quotidianità, con le stesse contraddizioni e lo stesso desiderio di felicità di qualsiasi altra storia d’amore.
- Anversa, le lettere, il tempo che scorre come una clessidra: quanto conta per te l’ambientazione nel dare profondità emotiva ai personaggi?
Anna: Per me l’ambientazione non è mai uno sfondo neutro, è una presenza viva che dialoga con i personaggi. Scendere nei dettagli di un luogo o di un momento storico significa dare loro un peso emotivo: Anversa non è solo un elemento decorativo, ma strumento narrativo che amplifica ciò che i personaggi provano. Il contesto storico impone limiti, crea attese, silenzi, urgenze; lo spazio fisico, invece, raccoglie i gesti, le assenze, le parole non dette. Più l’ambientazione è precisa, più i personaggi possono essere veri, perché reagiscono a un mondo concreto, non astratto. È lì che le loro emozioni trovano eco, ed è lì che il lettore può sentirle davvero.
- Lewis attraversa due romanzi e due fasi della vita molto diverse. Che rapporto hai con lui oggi? È cambiato insieme a te mentre scrivevi la trilogia Heartbeats?
Anna: Lewis è il mio eroe perché incarna una forma di coraggio silenzioso, quello che nasce dopo la perdita. Perde il compagno della sua vita, attraversa il vuoto, il tempo sospeso del dolore, eppure non si chiude al futuro. Reagisce non nel senso di dimenticare, ma di continuare ad amare. In questo, per me, è un simbolo di speranza assoluta: dimostra che il dolore non annulla la capacità di sentire, che l’amore non è un’esperienza unica e irripetibile, ma una forza che può trasformarsi senza tradire ciò che è stato. Lewis non nega il passato, lo porta con sé, e proprio per questo riesce a innamorarsi di nuovo. È un personaggio che dice, senza proclami, che per sopravvivere scegliere ancora l’amore è l’atto più rivoluzionario.
- Dove il cuore batte forte parla di rinascita dopo il dolore. C’è una scena che ti ha fatto pensare: “ok, qui sto dicendo qualcosa di vero anche per me”?
Anna: Dove il cuore batte forte è nato dal desiderio di far vivere ai miei protagonisti ciò che a me, in certi momenti, è stato impedito di vivere: la possibilità di scegliere, di restare, di rinascere senza chiedere permesso. In alcune scene mi sono fermata perché mi rendevo conto che quelle emozioni non erano finzione, ma una sorta di risarcimento emotivo. Scrivere è stato permettere ai personaggi di andare dove io non ho potuto, e guardandoli ho capito che stavo dicendo qualcosa di profondamente vero anche per me.
- Sei mamma, lettrice vorace, autrice LGBT e professionista in un mondo molto razionale. Come convivono tutte queste versioni di Anna nella tua scrittura?
Anna: Non le vivo come versioni separate, ma come parti che si parlano continuamente. Nella scrittura porto tutto quello che so e che sono: lo sguardo attento di una lettrice vorace, la concretezza di una formazione e di un lavoro molto razionali, la sensibilità che nasce dall’essere madre, e la responsabilità emotiva di scrivere storie LGBT. Ogni conoscenza trova il suo posto per costruire storie solide, la lettura alimenta il mio immaginario. Nei miei libri non scelgo cosa lasciare fuori, uso tutto.
- Enjoy the Silence dei Depeche Mode è la tua canzone del cuore: se dovessi associare un brano a ciascun libro della trilogia, che vibe avrebbero?
Anna: “Non è mai troppo tardi” – “Waiting for the Night” Questo brano rispecchia il tono delicato e intimo del libro, il silenzio sospeso tra le lettere e il tempo che scorre. / “Dove il cuore batte forte” – “Precious” Questa canzone parla della fragilità e della forza di chi ama, della capacità di proteggere e allo stesso tempo rischiare tutto per ciò che conta davvero. La trovo perfetta per un libro che parla di rinascita, di lasciarsi andare dopo il dolore, e di quel battito intenso che guida i protagonisti verso un amore che possono vivere pienamente.
Arrivati alla fine di questa intervista, resta la sensazione di aver attraversato non solo le pagine di alcuni romanzi, ma anche un modo autentico di sentire l’amore e il tempo. Le storie di Anna Driesen parlano piano, ma arrivano lontano: raccontano il coraggio di essere sinceri, la forza della memoria e la possibilità di rinascere, anche quando sembra troppo tardi.
Un grazie speciale ad Anna Driesen per averci aperto il suo mondo, per aver condiviso con noi il cuore dei suoi personaggi e per l’onestà con cui ci ha raccontato il suo percorso. Questa intervvista è un dono prezioso, fatto di parole che restano e di emozioni che continuano a battere, proprio come i suoi Heartbeats. 💜
Eccomi Readers questo articolo finisce qui, ma la vera ribellione inizia quando scegliete cosa leggere dopo. Restate curiosi, un pò folli e tremendamente affamati di storie che lasciano il segno.




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